Che Paese è diventato il nostro? Da un lato abbiamo un premier giullare, che tra una gag e l'altra invita all'ottimismo (forse nelle sue intenzioni le esibizioni in cui si produce dovrebbero farci ridere), mentre dell'altra c'è un'Italia che muore. L'Italia muore nelle fabbriche, muore nei cantieri, muore nei campi, muore sulle strade e muore nelle scuole. Si parla di fatali tragedie, ma le fatali suggestioni c'entrano poco e molto più concrete ci appaiono le cause, che si chiamano liberismo, speculazione, incuria. Se mai si potesse fare una classifica delle tragedie inaccettabili dove metteremmo la morte tra i banchi di scuola? Invocare il fato appare come un tentativo di disperata fuga dalle responsabilità oggettive che derivano dalle scelte politiche neo-liberiste adottate negli ultimi quindici anni. La sottrazione sistematica di fondi alla cosa pubblica, non appare certo come una tragica fatalità, ma piuttosto come una precisa strategia volta all'indebolimento dell'intervento dello Stato sui servizi pubblici. Cecità o peggio, ma non certo fato. Certamente se il crollo della controsoffittatura al liceo Darwin fosse avvenuto poche ore prima o poche ore dopo non si sarebbe parlato di tragedia, ma ricondurre ad un mero fattore temporale, ad un crudele scherzo del tempo, l'incuria dell'uomo sarebbe come gettare i presupposti per la prossima tragedia. Quel crollo non avrebbe mai dovuto avvenire, neppure in piena notte. Da troppi anni ormai si propaganda il teorema secondo cui l'efficienza coincide con la privatizzazione, secondo un approccio di competitività economica. A questo meccanismo non si è sottratto nessuno schieramento, anche se le interpretazioni tra i poli sono differenti. Appare drammaticamente chiaro come sia giunta l'ora di fare un passo indietro. L'efficienza di un servizio pubblico non si può e non si deve misurare solamente sulla base del bilancio economico. Efficienza non deve coincidere con il concetto di taglio di spesa, ma con quello di ottimizzazione e controllo della spesa. I costi non si riducono con i tagli, con i tagli si riducono i servizi. E' il principio dei costi della non qualità: fare qualità costa, ma quanto costa non farla? La risposta è sotto gli occhi di tutti ed è drammaticamente indegno sentire il ministro della pubblica istruzione affermare che il governo ha stanziato denaro per l'edilizia scolastica, giocando, pur in presenza di una tragedia, sulla buona fede delle persone. Più giusto sarebbe dire che non ha ancora del tutto spento i finanziamenti per l'edilizia scolastica. Il prezzo dell'inganno neo-liberista lo pagano i deboli ed i ricchi incassano. Si indebolisce il sistema pubblico per dirottare i fondi verso il privato, per creare un circuito in cui le tasse dei cittadini sono convogliate direttamente nelle tasche dei privati. Nella scuola è emblematico il caso del finanziamento agli istituti privati, finanziati con i soldi della collettività, ma a beneficio dei soliti noti. Soldi che avrebbero potuto essere impiegati per monitorare le strutture scolastiche e prevenire non solo i disastri, ma i tanti incidenti che quotidianamente accadono e di cui non si parla. La morte di Vito Scafidi non è frutto di una fatalità, ma di precise volontà politiche, di cui, ancora una volta, nessuno risponderà.
postato da: SostienePereira alle ore 13:04 | Permalink | commenti (9)
categoria:politica, scuola, societÃ
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Giorni or sono Cossiga ipotizzava di lasciare campo libero agli universitari: "ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri, nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano."
L'incapacità di accettare il principio democratico del confronto porta il governo prima a sbarrare le porte e poi a mandare fuori l'artiglieria per spazzare via la protesta. Se, come in modo surreale sostiene il nano trapiantato, i media non hanno informato adeguatamente e correttamente riguardo i contenuti del decreto, quale occasione migliore se non aprirsi al confronto? No, la verità è che lo Stato è in appalto ad un governo, o meglio a un uomo, arrogante, presuntuoso, illiberale e fanatico, che non ha fatto mistero di prediligere la forza al dialogo. La milizia l'ha scatenata, e ancora una volta uno strano senso di déjà vu mi pervade, e la mente corre agli scontri di Genova durante il G8. S'imbocca una strada pericolosa e se Cossiga invocava lo spettro del terrorismo, quello che fortemente temiamo e che questo sia il modo migliore per dargli corpo.