martedì, 27 gennaio 2009
GazaBisognerebbe chiarire al ministro Frattini quale differenza intercorra tra l'antisemitismo e la libera e democratica  informazione. La dichiarazione del ministro degli esteri - «la trasmissione di Santoro è l'esempio di quello che una televisione democratica non dovrebbe mai fare, l'antisemitismo che oggi si registra in molti Paesi e anche in Italia fa parte del linguaggio corrente dei mezzi di informazione e di alcuni attori politici, che forse per pura e semplice ignoranza usano parole e toni che sconfinano nell'antisemitismo» - è una bieca strumentalizzazione a fini politici di una delle più grandi vergogne dell'umanità. Anche l'occasione è stata scelta con cinica e spregiudicata cura: la celebrazione della giornata della Memoria nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. Dobbiamo forse ricordare al ministro che, particolare non trascurabile, criticare le politiche dello stato di Israele non equivale all'odio razziale verso il popolo di Israele. In tal caso saremmo tutti razzisti e verso innumerevoli popoli. Forse che criticare il regime dell'ormai santificato Pinochet ci possa marcare dell'infamia di razzismo verso i cileni? Aprire gli occhi sul moldo notando che i perseguitati di ieri sono i persecutori di oggi è un atto di libera informazione. Forse troppo libera. Questo è il punto. Ricordiamo che lo stato di Israele ha rubato prima l'acqua, poi la dignità ed infine la vita ai palestinesi. Possiamo anche dirci in totale disaccordo con la linea "politica" scelta da Hamas, mentre sorseggiamo il nostro caffé comodamente seduti davanti alla televisione, ma dovremmo lasciare spazio ad alcune domande. Come ci comporteremmo al loro posto, se una notte mentre dormivi nella tua casa, magari dopo una dura giornata di lavoro, un tank ha deciso che i tuoi figli di pochi mesi o pochi anni dovessero morire, in virtù di una legge che vuole il più forte dalla parte della giustizia? Quando è lecito utilizzare la parola terrorista e quando quella di partigiano? Non aspettatevi da me la risposta, quella non ce l'ho, ma sono assolutamente convinto che è necessario lasciare sempre aperto uno spiraglio al dubbio. Il ministro pare voler negare il diritto ad indagare, a cambiare prospettiva, ad approfondire. Lo fa in modo subdolo e spregiudicato, macchiandosi di razzismo, proprio invocando le stesse tesi negazioniste che ci fanno inorridire quando sentiamo la parola shoah. Impedire di dar voce ai deboli equivale ad avvallare le ragioni del loro massacro. Ci chiediamo quindi quale sarebbe la missione di  una televisione democratica, se non ricordarsi, magari marginalmente, di dare e ascoltare anche le voci dissenzienti. Ci domandiamo quale sia il concetto di democrazia che nutre il signor ministro. Probabilmente è molto simile a quello della precedente amministrazione statunitense, che prevedeva l'esportazione armata di questa splendida parola. Forse immagina per l'Italia la stessa democrazia ottenuta in Irak o in Afghanistan. Abbiamo guardato sgomenti all'ennesima tragedia palestinese e assistiamo impotenti alle incredibili esternazioni deliranti che si alzano da uno degli scanni più importanti della Repubblica. No, signor ministro, non siamo antisemiti, molto più semplicemente siamo contro il crimine di stato, indipendentemente dalla bandiera che sventola sui suoi carri armati.
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lunedì, 19 gennaio 2009
annozeroStanno preparando la bara per Annozero. Titola il maggior quotidiano italiano :"Santoro manicheo perde ascolti". Parafrasando una nota serie fantascientifica potremmo dire: ascolti, ultima frontiera. Non essendo, visti i precedenti, consigliabile un attacco frontale su altri temi, si punta su quello più caro alla televisione degli ultimi anni: l'auditel! Così, come se ogni volta si andasse in guerra, un programma si deve misurare con il famigerato share, l'unico indice capace di decretare la vita o la morte di un programma televisivo. Non solo, ma ci si spinge oltre, si arriva a fotografare il pubblico televisivo, a valutarne l'età d'ascolto, per sentenziare che a Santoro rimango fedeli solamente gli ultra-sessantacinquenni, quelli "più abituati a ragionare «per appuntamenti» predefiniti". Come dire televisioni accese senza che nessuno le guardi. L'analisi attenta del cronista attribuisce alla faziosità di Santoro la causa della lite con l'Annunziata (non una parola sulle offese al programma mosse da questa) e la conseguente perdita di ascolto. Lascia perplessi il fatto che da sempre le risse televisive hanno causato un aumento dello share, ad ulteriore testimonianza di quanto questo rappresenti un indice della non qualità. Invece, misteriosamente, perché non ce ne vengono spiegati i motivi, questa volta le cose sono andate in modo diametralmente opposto. O gli italiani sono improvvisamente rinsaviti, e quindi assisteremo nei prossimi giorni al crollo degli ascolti di gran parte dei programmi trasmessi (reality in testa), oppure non ce la stanno contando giusta. L'attenzione dell'articolista si concentra solamente sul teorema della faziosità, quasi che a far ascoltare la voce degli inascoltati non sia un atto di cronaca. Una semplice domanda potremmo rivolgere al sig. Aldo Grasso: si è mai chiesto da giornalista a chi debba dare più ascolto, se ai più deboli o ai più forti? Così come è avvenuto per l'Annunziata, inquieta l'assoluta mancanza di analisi su quanto è stato detto, o meglio insinuato, dai media italiani sull'attacco israeliano a Gaza. A parlar delle ragioni degli israeliani, decisamente più deboli (le ragioni, intendo), non si fa peccato, ma a ricordare che ammazzare impunemente donne e bambini, sparare sulle scuole, sulle ambulanze, su chi sventola le bandiere bianche... è un crimine di guerra, si diventa manichei. Allora, considerati i luoghi e l'argomento, potremmo dire che se da un lato ci sono i manichei dall'altro troviamo degli evangelici farisei. Molti pesi, molte misure. Nessuno pare domandarsi se l'operazione tentata da Annozero non fosse quella di cercare di ristabilire un po' di equilibrio nel mondo della corrotta dis-informazione italiana su questo terribile tema. Così l'incomodo giornalista italiano, che ha pure l'impudenza di ospitare un altro manicheo, Marco Travaglio, deve fare i conti con il misterioso e nebuloso Auditel, che, meglio di un editto bulgaro, può emettere una condanna a morte.
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venerdì, 16 gennaio 2009
AnnunziataNon provo particolare simpatia per Santoro, del resto nelle sue apparizioni televisive non risulta così amabile, ma credo che nel merito del diverbio con la Lucia Annunziata avesse fondamentalmente ragione. Purtroppo l'Annunziata ha iniziato male il suo intervento e l'ha concluso peggio. Fin dalle prime battute risultava evidente dove volesse andare a parare. Troppi salamelecchi, e poi l'affondo finale alla trasmissione. In questo modo più che da collega si è comportata da concorrente, incapace di entrare nel merito della questione, tanto da non trovare nulla di meglio che criticare la trasmissione prima e poi alzarsi ed andarsene. La sua presenza in studio sulla sedia degli ospiti presupponeva un suo contributo in termini di contenuti e idee sul merito delle questioni dibattute. Pur restando legittima la sua opinione sulla faziosità della trasmissione, questa andava posta in modo differente, all'interno di una discussione, di un confronto, magari anche acceso, in cui lei, se questo è il suo sentire, avrebbe dovuto portare le regioni degli israeliani. Ci saremmo aspettati dall'Annunziata, viste sempre le sue premesse (sono una giornalista, faccio il tuo stesso mestiere...), lo stesso sdegno nel rilevare quanto quasi tutta l'informazione italiana sia fortemente sbilanciata a favore dello stato israeliano. Ci saremmo aspettati lo stesso sdegno di fronte a più di mille morti palestinesi, la gran parte a causa degli "effetti collaterali" di quell'offensiva che avrebbe dovuto colpire i combattenti di Hamas. Ci saremmo aspettati una reazione altrettanto sdegnata nell'apprendere che i soldati sparano su donne e bambini che sventolano la bandiera bianca, oppure nel vedere che le ambulanze diventano obiettivo militare o semplicemente nel constatare che uno stato occupa abusivamente parte dei territori di un altro stato che tenta di difendersi dai soprusi di un vicino un po'  troppo prepotente. Forse la signora Annunziata si sente ancora un po' direttore della RAI e quindi in dovere di bacchettare i propri dipendenti secondo le direttive dei palazzi del potere. Purtroppo con la sua uscita di scena non si è comportata meglio del nano-a-cucù a cui lei stessa aveva intimato di non lasciare la trasmissione durante la sua intervista. Ritengo che avesse strumenti migliori per far sentire la sua voce e le sue ragioni. Ha sbagliato e non ha trovato di meglio da fare che troncare il dialogo, che interrompere la discussione con un'uscita teatrale. Questo suo gesto ci lascia perplessi e con una sola domanda: con quale spirito possiamo parlare di pace  se si è incapaci di dibattere sull'argomento anche solo in una semplice trasmissione televisiva?
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giovedì, 04 dicembre 2008
Sul caso IVA l'Europa si è espressa nel modo più corretto e ragionevole dichiarando per bocca della sua portavoce che  «venivano applicati due tassi Iva per la tv pay per view» spiegando che «per alcuni erano del 10 per cento e per altri del 20 per cento». «Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale». Ha inoltre precisato che «la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20 per cento, ma non è possibile applicare due tassi diversi».
Un'altra bella merda pestata dall'opposizione che continua a lanciarsi con spirito suicida nelle battaglie sbagliate. Anche in questo caso, il PD ha offerto su un piatto d'argento le argomentazioni alla maggioranza per dar corso ad una critica sprezzante e feroce. Anche questa volta si sarebbe dovuto spostare la discussione su un piano completamente differente, individuare il problema e non gli effetti, ma ormai abbiamo capito che l'opposizione si ostina a scimmiottare la maggioranza, imitandone malamente  temi e metodi. I risultati catastrofici sono sotto i nostri occhi. In effetti abbiamo un governo ombra nel vero senso della parola. Quello che maggiormente mi rattrista è constatare che questa volta  si sono lasciati  abbindolare in tanti, compresi molti elettori.
Intanto Murdoch, forte della trappola in cui è riuscito a far cadere l'opposizione, continua a mandare in onda i suoi spot, ricordandoci che  «in Italia l’Iva agevolata al 10% per i servizi televisivi è stata introdotta nel 1995 dal governo Dini, ben otto anni prima che nascesse Sky» e rinnovando l’invito agli abbonati a manifestare al governo il proprio dissenso: «Se credete che la decisione di raddoppiare l’Iva sul vostro abbonamento Sky sia sbagliata, scrivete una mail a portavoce tesoro.it».
Tutto vero nella prima parta, ma che ci azzecca, direbbe Di Pietro!  Per quanto non fossi favorevole neppure allora, questo iniquo provvedimento aveva una sua ragione d'essere, doveva garantire lo sviluppo della nuova piattaforma satellitare. Ormai non solo il sistema è consolidato, ma grazie alle azioni piratesche di Murdoch, che ha fatto fallire i concorrenti diffondendo codici per le clonazioni delle carte, è divenuto patrimonio di un solo monopolista. Non capisco quindi cosa dovremmo ancora tutelare o agevolare. In realtà Murdoch attua una indegna strumentalizzazione a tutela dei propri interessi privati, un comportamento analogo a quello adottato dal suo compare pirata, il nano-a-cucù, in occasione del ventilato spostamento su satellite di Rete4.
A furia di pestar merde, le scarpe di questa opposizione saranno così inzaccherate da pesare troppo per riuscire ancora a camminare!
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mercoledì, 03 dicembre 2008
monoscopio_raiC'è un aforisma di Leo Longanesi che meglio di altri può spiegare l'Italia di oggi:  "Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi".
Parlando di informazione, in Italia, mancano editori liberi, liberi dal vincolo di interessi particolaristici che è condizione necessaria per garantire, almeno parzialmente, un distacco critico. Spesso gli editori, e parliamo di quelli importanti, trattano anche affari in campi differenti da quello editoriale, che li inducono ad utilizzare in modo strumentale le loro pubblicazioni, spesso con il malcelato intento di garantirsi i favori politici. Ci sono poi , come nel caso del nano-a-cucù o di  Caltagirone (suocero di Casini), gli editori che  hanno interessi diretti nella politica e che quindi impiegano il prodotto editoriale per orientare il consenso dell'opinione pubblica. In Italia, il problema si concentra maggiormente sulla televisione perchè qui si legge poco, comunque meno che altrove, e internet è un fenomeno ancora troppo marginale per costituire un caso significativo. La programmazione televisiva italiana è schiacciataa due grandi condizionamenti: la pubblicità e la politica. La pubblicità è ritenuta, non solo qui da noi, un male necessario, ma a differenza di altri Paesi qui la sua raccolta prevede tetti molto alti che consentono la sua concentrazione nelle mani dei due attori più forti : RAI e Mediaset. Però la norma prevede che la Rai abbia tetti pubblicitari inferiori a quelli delle reti private, in funzione dei benefici che gliderivano dalla raccolta del canone. Molti ritengono che fissando il tetto della raccolta pubblicitaria intorno al 20% consentirebbe un maggiore pluralismo, garantendo la sopravvivenza e l'esistenza di un maggior numero di operatori.
L'ingerenza della politica sul sistema televisivo italiano è talmente forte  da risultare anomalo agli occhi della UE. Senza ripercorrere tutta la storia della liberalizzazione delle frequenze ci soffermiamo solamente  sulle norme che regolano l'attuale sistema televisivo italiano. Nel luglio 2006 è stato avviato l'iter legale UE per chiedere all'Italia di modificarle, in linea con le norme europee. Si sarebbe violata  tutta una serie di disposizioni comunitarie: la direttiva quadro del 2002, la direttiva autorizzazioni e la direttiva concorrenza, visto che potrebbe introdurre degli ostacoli all'ingresso di nuovi operatori nel mercato dei servizi di diffusione radiotelevisiva in tecnica digitale. L'Unione Europea nutre perplessità anche sullo scenario che si delineerà dopo il passaggio al digitale terrestre, nutrendo dubbi sull'efficacia della norma che impone a Rai e Mediaset di lasciare libero il 40% della capacità trasmissiva ad altri operatori. Insomma si prospetta la stessa situazione di  duopolio già esistente nell'analogico. La legge italiana in materia di assegnazione delle frequenze televisive non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Questo per quanto concerne l'assegnazione (si dovrebbe anche parlare dei costi sui diritti, assolutamente inadeguati, che finiscono per essere pagati dai contribuenti), ma il problema più grave ed tuttora irrisolto riguarda il conflitto di interessi. Di fatto abbiamo ai vertici del potere politico italiano un individuo che controlla l'informazione televisiva attraverso le sue televisioni private e attraverso quelle pubbliche. La televisione di Stato non si è mai affrancata dal controllo diretto della politica che ne plasma i contenuti in modo funzionale al controllo del potere stesso. Questo è il nodo centrale, ed è il più importante, in quanto, allo stato attuale, questa sovrastruttura politica impedisce l'espressione di un'informazione veramente libera e indipendente nella TV pubblica. Innanzitutto la politica ha favorito l'omologazione della RAI al  modello televisivo commerciale, concedendo un grande vantaggio competitivo al privato. Non solo, ma questo modello prevede una strutturazione della programmazione che va in direzione opposta a quella funzionale all'informazione, che viene relegata in spazi sempre più ristretti ed elaborata secondo le modalità dello spettacolo. La quota residuale di trasmissioni dedicate all'informazione è direttamente manipolata dalla politica che, non solo ne decide le frequenze e le collocazioni nel palinsesto,  ma ne condiziona i contenuti o, nei rari casi in cui non vi riesce, ne decreta la chiusura. Il sistema è subdolo perchè fa leva sulla disattenzione dello spettatore medio. Le notizie scomode sono fatte scomparire, non solo non parlandone, ma sopratutto manipolando scalette, interventi e commenti. Un esempio eloquente è quello delle intercettazioni telefoniche di cui si parla, ma non per commentarne i contenuti bensì per criticare il sistema. Si sposta l'attenzione dalla notizia alla metanotizia. Insomma un attento controllo permette di modulare i livelli di percezione dei telespettatori e di orientarne le opinioni in funzione dei propri disegni. Si riescono in tal modo a mutare o addirittura far sparire parti di verità, secondo il principio che gli spettatori tendono a rimuovere i fatti di cui  non sentono più parlare: non se ne discute, quindi il fatto non esiste. Ovviamente vale anche il contrario: mesi fa l'Italia era sotto assedio e la sicurezza era la preoccupazione di ogni cittadino incapace di interrogarsi su quanto lo circondasse; ora, improvvisamente, tutto sembra risolto o meglio dissolto. Un classico caso di modulazione dell'informazione. Tutto questo, è facile intuirlo, ha forti ricadute democratiche ed elettorali. Sappiamo che non è sufficiente votare per dirsi in democrazia, ma servono anche informazione e partecipazione per poter esercitare liberamente e consapevolmente questo diritto/dovere. Così, ancora una volta, quello che oggi è lo schieramento di minoranza del Parlamento, ha pagato la mancanza di una legge antitrust che è stata incapace di varare. Per questo oggi inorridisco a sentire i latrati della minoranza per una variazione di IVA applicata ad un altro monopolista dell'informazione, ben più pericoloso, basti pensare agli accordi di Murdoch con la Cina, del nano-a-cucù. Non accetto che si possa difendere il pluralismo tutelando il monopolio. Inorridisco perchè anche questa appare ai miei occhi come una manovra volta a deviare l'attenzione dai veri problemi, dal nocciolo della questione, la cui soluzione sfavorirebbe in parte anche l'opposizione. Possiamo quindi tornare al via (magari passando dalla prigione) per scoprire che la nostra libertà è condizionata dal nostro sentirci veramente liberi da condizionamenti ideologici, la nostra libertà è minacciata dalla mancanza di libertà di chi ci governa, schiavo dei propri interessi che non coincidono con quelli della democrazia e della libertà.
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giovedì, 13 novembre 2008
villariNon c'è niente da fare, questa maggioranza ha deciso che la definizione di norme e prassi sia a suo esclusivo appannaggio. Non stiamo dicendo che nulla debba cambiare, piuttosto che quando si decide de cambiare le regole queste debbano essere concordate. Invece no. Oggi, come del resto aveva già annunciato, il Pdl ha scelto il nuovo presidente della vigilanza RAI, infischiandosene della prassi che finora voleva che fosse l'opposizione a indicare il nominativo. La mossa è doppiamente sporca perchè oltre a negare l'applicazione di una regola non scritta ma sempre rispettata, mira a creare caos nel PD. Infatti il nuovo presidente di vigilanza RAI è Riccardo Villari, ex Margherita, preferito a Leoluca Orlando in forza all'Italia dei Valori. Non è difficile immaginare che si cerchi di gettare un po' di scompiglio nell'opposizione, provando a creare un ulteriore deterioramento dei rapporti tra PD e IdV. Le tensioni nella minoranza potrebbero aumentare anche a causa di quei due voti di preferenza arrivati proprio dalle sue fila. Villari, secondo le indicazioni fornite dal suo partito. dovrebbe dimettersi. Tuttavia al momento non ha ancora risposto all'invito e ha dichiarato di voler prima incontrare il Presidente della Repubblica e i presidenti delle due Camere, per poi, insieme ai partiti della minoranza, arrivare alle valutazioni finali. Una vicenda, quindi, che potrebbe risolversi in tempi non troppo brevi. Dal canto suo Di Pietro non ha atteso ed ha immediatamente sbottato in Parlamento all'indirizzo del nano decisionista: «Signor presidente Videla, lei è un capo di governo modello Argentina, umilia ogni giorno il Parlamento con colpi mano. Pochi minuti fa ha promosso e realizzato ultimo atto provocatore di questa deriva antidemocratica, la nomina di una persona scelta dalla maggioranza.[...]. La maggioranza ha avuto l’arroganza di scegliere chi deve rappresentare l’opposizione: un comportamento tipico delle dittature argentine». Non possiamo nascondere che, ancora una volta, questa minoranza ha reso il gioco facile a chi vuole creare i precedenti per cancellare ogni regola e arrivare all'attuazione di riforme illiberali a protezione e vantaggio dei soliti noti.
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mercoledì, 05 novembre 2008
SciarelliL'abile Federica Sciarelli lunedì ha gettato luce nuova sugli scontri tra studenti (?) avvenuti giorni fa in Piazza Navona. Se mai ci fossero stati dubbi, dalle immagini  è emersa con chiarezza la ferocia dei fascisti facinorosi che vigliaccamente, secondo lo stile squadristico che contraddistingue la loro cultura, attaccavano violentemente alle spalle dei ragazzini, praticamente dei bambini. Dal filmato (guarda il filmato) emerge chiaramente che gli aggressori sono gli stessi individui (?) che successivamente, armati di spranghe, taglieranno la strada al corteo con fare marziale. Un atteggiamento che se non fosse per la violenza che n'è scaturita apparirebbe ridicolo, un po' come lo erano le plateali pose del duce, che nei filmati appare più come una marionetta che un uomo. Quello è il loro modello e da tali si atteggiano. Penosamente ridicoli. Ora che anche per i fascisti che vivono su Marte e per i quali, ce ne rendiamo conto, è piuttosto difficile mettere a fuoco con chiarezza ciò che accade sulla terra, il quadro dovrebbe apparire sufficientemente chiaro. Si sa, la verità fa male, così, secondo lo stile che contraddistingue questi animali, una squadraccia punitiva ha attaccato la RAI, scavalcando i cancelli della sede di via Teulada a Roma e lanciando uova marce contro le pareti.  Il manipolo di squadristi vorrebbe cancellare, oggi a colpi di uova, domani chissà,  una verità scomoda, che non dovrebbe essere raccontata.  Gianluca Iannone, portavoce di Casapound, afferma: "La nostra è stata una corsa futurista all'interno di via Teulada. Eravamo tutti a volto scoperto e quello che volevamo era esclusivamente un incontro con Federica Sciarelli e la redazione del programma per chiedere loro se si assumevano le responsabilità morali di quanto accadrà da qui a breve se non si cambia direzione". Una corsa futurista? L'intimidazione non è una forma d'arte, ma l'esplicita ammissione della propria inadeguatezza alla convivenza democratica e civile. Un atto perpetuato con la sfrontatezza di chi sa di avere le spalle coperte. La "corsa futurista" è continuata ed  ha assunto contorni ancora più inquietanti con le pesanti minacce fatte giungere, a nome di Forza Nuova, che ha ufficialmente respinto la paternità delle telefonate, alla redazione di "Chi l'ha visto?" . Sono stati promessi ai redattori della trasmissione altri gesti intimidatori:  "Abbiamo visto la vostra trasmissione dove chiedete nome, cognome e indirizzi di chi è stato fotografato. Noi faremo lo stesso con tutti voi: chi ha visto voi, chi lavora con voi, dove abitate, e poi verremo sotto le vostre case". Non è piaciuto il commento alle immagini fatto della Federica Sciarelli : "Guardate la faccia sgomenta e preoccupata dei ragazzi, sono dei ragazzini, sono veramente dei ragazzini che scappano, spaventatissimi da quello che sta succedendo". La giornalista si domanda inoltre quale trasmissione abbiano visto coloro che la minacciano e aggiunge "Non abbiamo mai coinvolto il pubblico. Non ho sollecitato i telespettatori a fornire alcuna indicazione. Mi sono solo limitata a dire 'guardate queste immagini': tutto qua". Cara Federica,  quello è l'errore, il tuo peccato è l'aver chiesto di guardare, di aprire gli occhi su una verità negata persino in Parlamento.
Occhi aperti, i segnali sono inquietanti. La destra estremista si sente nuovamente legittimata ad agire violentemente, ad uscire allo scoperto ricorrendo all'impiego di quegli stessi strumenti che la resero temuta un tempo, forte dell'appoggio di un governo che fa del revisionismo storico uno dei suoi cavalli di battaglia (non senza ammiccamenti dal csx). La storia insegna che a poco servono le note di biasimo, e le indignazioni ufficiali quando i fatti raccontano verità differenti.
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mercoledì, 29 ottobre 2008
La RussaL'Ignazio fascista democratico, dà grande prova di sè in un confronto giornalistico con Concita De Gregorio, direttore dell'Unità (guarda il video). Una vera prova di machismo di stampo fascista in cui la "femmina", dal faccino pulito, viene invitata a mettersi un turacciolo in bocca e tacere. Ieri ho aperto un post sui contenuti della televisione italiana ed effettivamente ho trascurato di parlare del rapporto che i politici hanno con questo medium. Ho trascurato di parlarne perchè avevo in mente conflitti d'interesse che ci allontanavano dalla discussione principale, ma avrei dovuto ricordarmi delle precipitose fughe del nano o di Mastella, all'incalzare di domande scomode,  di mille altri episodi a cui ora si aggiunge questa perla. La politica male accetta il confronto televisivo con i giornalisti, a meno che questi non siano accuratamente selezionati prima e le domande siano concordate. La televisione diventa la piazza virtuale di comizi, la televisione si deve piegare alle logiche dell'affermazione del potere. Un impiego dello strumento televisivo tipico dei regimi. Il nano trapiantato durante una delle ultime conferenze stampa non ha fornito risposta ad una giornalista perché la domanda era, a suo dire, cretina. L'arroganza della politica è così fastidiosa da risultare vomitevole. Complimenti alla  De Gregorio che fornisce un ottimo esempio di come si possa evitare di trasformare ogni dibattito in rissa, nonostante le urla, gli insulti e gli occhi fuori dalle orbite del prode fascista. Rimane la curiosità di capire se il prode Ignazio avrebbe attaccato nello stesso, maleducato, arrogante e incivile modo anche un giornalista di sesso maschile. Qualche dubbio, in tal senso, lo nutro. Quel "Concitina" detto con un disprezzo senza uguali lascia aperte le porte a molte perplessità. Avrebbe mai chiamato Ezino De Mauro o Brunetto Vespa?  Ne dubito, ne verrebbe meno il suo machismo da fascistello manganellatore. Certo l'obiezione era scomoda, visto che lo si accusava di far leva sui militari morti per mere questioni di propaganda, ma, se indignazione c'era, avrebbe dovuto manifestarla con civiltà e addurre ragioni con garbo. In verità, al di là del fatto specifico, la politica si è disabituata a dover rispondere del proprio operato e quando viene messa nell'angolo reagisce come ogni animale in pericolo: aggredendo. Un altro esempio di televisione diseducativa che non vorremmo vedere, capace solamente di trasmettere una sensazione di inutilità del confronto e il disagio dello scontro permanente. Un danno alla democrazia. I regimi si instaurano in molti modi, non solo con le marcette, ma anche negando lo spazio alla partecipazione, al dibattito. Ignazio, diciamocelo democraticamente , il turacciolo in bocca avrebbe fatto meglio a metterselo lei.
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martedì, 28 ottobre 2008
Umberto EcoUmberto Eco ha rilasciato un'intervista alla televisione svizzera durante la quale ha formulato alcune considerazioni sulla televisione italiana che trovo piuttosto interessanti. Secondo il nostro semiologo il modello dominante sarebbe quello de "La corrida", ovvero quello del dilettante allo sbaraglio. Ci nutriamo dell'imperizia altrui, che emerge dalle peripezie dell'inferiore,  mettendo a nudo il nostro sadismo. Quindi la programmazione della nostra televisione si fonda sul sadismo. Per sconfiggere questo malcostume Eco suggerisce di adottare una piccola inversione, portando gli spettacoli di seconda serata in prima.
Sicuramente un suggerimento che per la televisione pubblica porterebbe a indubbi benefici, mentre per quella commerciale vista la qualità della programmazione (con la sola eccezione di La7), secondo me, le speranze sono nulle. Certamente la televisione pubblica di servizio è il modello che la RAI dovrebbe perseguire, piuttosto che rincorrere Mediaset, in una gara che non può che vederla perdente sotto tutti gli aspetti. Personalmente temo che il sadismo, di cui sicuramente la nostra società si nutre copiosamente, non sia il solo, scellerato, criterio adottato nella scelta dei format televisivi. Credo che si ricorra scientemente alla selezione di "contenuti" capaci di alienare lo spettatore dalla realtà. Parafrasando Marx oserei dire che la televisione è l'oppio del popolo italiano (e non solo). L'impressione è che si tenda a fare una sorta di TV chioccia, ma perversa. Si cerca di tenere gli spettatori al riparo dalle cose sconvenienti, quelle che potrebbero turbarne la serenità mettendo a nudo le contraddizioni stesse della nostra civiltà,  propinandogli dosi di sconciezze a cui imparano ad assuefarsi piuttosto velocemente. In quanti credono che programmi alla stregua di "Stricia la notizia" siano fonti d'informazione? Quindi arriviamo alla fatidica domanda quasi marzulliana se sia la televisione ad essere lo specchio della società o se, viceversa, sia la società ad essere lo specchio della televisione. Personalmente propendo per un rapporto osmotico dove ognuna delle due parti sta cedendo il peggio di sè all'altra, in un crescendo che non pare capace di arrestarsi. La sintesi della vera TV è Blob!
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