Bisognerebbe chiarire al ministro Frattini quale differenza intercorra tra l'antisemitismo e la libera e democratica informazione. La dichiarazione del ministro degli esteri - «la trasmissione di Santoro è l'esempio di quello che una televisione democratica non dovrebbe mai fare, l'antisemitismo che oggi si registra in molti Paesi e anche in Italia fa parte del linguaggio corrente dei mezzi di informazione e di alcuni attori politici, che forse per pura e semplice ignoranza usano parole e toni che sconfinano nell'antisemitismo» - è una bieca strumentalizzazione a fini politici di una delle più grandi vergogne dell'umanità. Anche l'occasione è stata scelta con cinica e spregiudicata cura: la celebrazione della giornata della Memoria nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. Dobbiamo forse ricordare al ministro che, particolare non trascurabile, criticare le politiche dello stato di Israele non equivale all'odio razziale verso il popolo di Israele. In tal caso saremmo tutti razzisti e verso innumerevoli popoli. Forse che criticare il regime dell'ormai santificato Pinochet ci possa marcare dell'infamia di razzismo verso i cileni? Aprire gli occhi sul moldo notando che i perseguitati di ieri sono i persecutori di oggi è un atto di libera informazione. Forse troppo libera. Questo è il punto. Ricordiamo che lo stato di Israele ha rubato prima l'acqua, poi la dignità ed infine la vita ai palestinesi. Possiamo anche dirci in totale disaccordo con la linea "politica" scelta da Hamas, mentre sorseggiamo il nostro caffé comodamente seduti davanti alla televisione, ma dovremmo lasciare spazio ad alcune domande. Come ci comporteremmo al loro posto, se una notte mentre dormivi nella tua casa, magari dopo una dura giornata di lavoro, un tank ha deciso che i tuoi figli di pochi mesi o pochi anni dovessero morire, in virtù di una legge che vuole il più forte dalla parte della giustizia? Quando è lecito utilizzare la parola terrorista e quando quella di partigiano? Non aspettatevi da me la risposta, quella non ce l'ho, ma sono assolutamente convinto che è necessario lasciare sempre aperto uno spiraglio al dubbio. Il ministro pare voler negare il diritto ad indagare, a cambiare prospettiva, ad approfondire. Lo fa in modo subdolo e spregiudicato, macchiandosi di razzismo, proprio invocando le stesse tesi negazioniste che ci fanno inorridire quando sentiamo la parola shoah. Impedire di dar voce ai deboli equivale ad avvallare le ragioni del loro massacro. Ci chiediamo quindi quale sarebbe la missione di una televisione democratica, se non ricordarsi, magari marginalmente, di dare e ascoltare anche le voci dissenzienti. Ci domandiamo quale sia il concetto di democrazia che nutre il signor ministro. Probabilmente è molto simile a quello della precedente amministrazione statunitense, che prevedeva l'esportazione armata di questa splendida parola. Forse immagina per l'Italia la stessa democrazia ottenuta in Irak o in Afghanistan. Abbiamo guardato sgomenti all'ennesima tragedia palestinese e assistiamo impotenti alle incredibili esternazioni deliranti che si alzano da uno degli scanni più importanti della Repubblica. No, signor ministro, non siamo antisemiti, molto più semplicemente siamo contro il crimine di stato, indipendentemente dalla bandiera che sventola sui suoi carri armati.
postato da: SostienePereira alle ore 19:25 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, media, guerra
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Stanno preparando la bara per Annozero. Titola il maggior quotidiano italiano :"Santoro manicheo perde ascolti". Parafrasando una nota serie fantascientifica potremmo dire: ascolti, ultima frontiera. Non essendo, visti i precedenti, consigliabile un attacco frontale su altri temi, si punta su quello più caro alla televisione degli ultimi anni: l'auditel! Così, come se ogni volta si andasse in guerra, un programma si deve misurare con il famigerato share, l'unico indice capace di decretare la vita o la morte di un programma televisivo. Non solo, ma ci si spinge oltre, si arriva a fotografare il pubblico televisivo, a valutarne l'età d'ascolto, per sentenziare che a Santoro rimango fedeli solamente gli ultra-sessantacinquenni, quelli "più abituati a ragionare «per appuntamenti» predefiniti". Come dire televisioni accese senza che nessuno le guardi. L'analisi attenta del cronista attribuisce alla faziosità di Santoro la causa della lite con l'Annunziata (non una parola sulle offese al programma mosse da questa) e la conseguente perdita di ascolto. Lascia perplessi il fatto che da sempre le risse televisive hanno causato un aumento dello share, ad ulteriore testimonianza di quanto questo rappresenti un indice della non qualità. Invece, misteriosamente, perché non ce ne vengono spiegati i motivi, questa volta le cose sono andate in modo diametralmente opposto. O gli italiani sono improvvisamente rinsaviti, e quindi assisteremo nei prossimi giorni al crollo degli ascolti di gran parte dei programmi trasmessi (reality in testa), oppure non ce la stanno contando giusta. L'attenzione dell'articolista si concentra solamente sul teorema della faziosità, quasi che a far ascoltare la voce degli inascoltati non sia un atto di cronaca. Una semplice domanda potremmo rivolgere al sig. Aldo Grasso: si è mai chiesto da giornalista a chi debba dare più ascolto, se ai più deboli o ai più forti? Così come è avvenuto per l'Annunziata, inquieta l'assoluta mancanza di analisi su quanto è stato detto, o meglio insinuato, dai media italiani sull'attacco israeliano a Gaza. A parlar delle ragioni degli israeliani, decisamente più deboli (le ragioni, intendo), non si fa peccato, ma a ricordare che ammazzare impunemente donne e bambini, sparare sulle scuole, sulle ambulanze, su chi sventola le bandiere bianche... è un crimine di guerra, si diventa manichei. Allora, considerati i luoghi e l'argomento, potremmo dire che se da un lato ci sono i manichei dall'altro troviamo degli evangelici farisei. Molti pesi, molte misure. Nessuno pare domandarsi se l'operazione tentata da Annozero non fosse quella di cercare di ristabilire un po' di equilibrio nel mondo della corrotta dis-informazione italiana su questo terribile tema. Così l'incomodo giornalista italiano, che ha pure l'impudenza di ospitare un altro manicheo, Marco Travaglio, deve fare i conti con il misterioso e nebuloso Auditel, che, meglio di un editto bulgaro, può emettere una condanna a morte.
Non provo particolare simpatia per Santoro, del resto nelle sue apparizioni televisive non risulta così amabile, ma credo che nel merito del diverbio con la Lucia Annunziata avesse fondamentalmente ragione. Purtroppo l'Annunziata ha iniziato male il suo intervento e l'ha concluso peggio. Fin dalle prime battute risultava evidente dove volesse andare a parare. Troppi salamelecchi, e poi l'affondo finale alla trasmissione. In questo modo più che da collega si è comportata da concorrente, incapace di entrare nel merito della questione, tanto da non trovare nulla di meglio che criticare la trasmissione prima e poi alzarsi ed andarsene. La sua presenza in studio sulla sedia degli ospiti presupponeva un suo contributo in termini di contenuti e idee sul merito delle questioni dibattute. Pur restando legittima la sua opinione sulla faziosità della trasmissione, questa andava posta in modo differente, all'interno di una discussione, di un confronto, magari anche acceso, in cui lei, se questo è il suo sentire, avrebbe dovuto portare le regioni degli israeliani. Ci saremmo aspettati dall'Annunziata, viste sempre le sue premesse (sono una giornalista, faccio il tuo stesso mestiere...), lo stesso sdegno nel rilevare quanto quasi tutta l'informazione italiana sia fortemente sbilanciata a favore dello stato israeliano. Ci saremmo aspettati lo stesso sdegno di fronte a più di mille morti palestinesi, la gran parte a causa degli "effetti collaterali" di quell'offensiva che avrebbe dovuto colpire i combattenti di Hamas. Ci saremmo aspettati una reazione altrettanto sdegnata nell'apprendere che i soldati sparano su donne e bambini che sventolano la bandiera bianca, oppure nel vedere che le ambulanze diventano obiettivo militare o semplicemente nel constatare che uno stato occupa abusivamente parte dei territori di un altro stato che tenta di difendersi dai soprusi di un vicino un po' troppo prepotente. Forse la signora Annunziata si sente ancora un po' direttore della RAI e quindi in dovere di bacchettare i propri dipendenti secondo le direttive dei palazzi del potere. Purtroppo con la sua uscita di scena non si è comportata meglio del nano-a-cucù a cui lei stessa aveva intimato di non lasciare la trasmissione durante la sua intervista. Ritengo che avesse strumenti migliori per far sentire la sua voce e le sue ragioni. Ha sbagliato e non ha trovato di meglio da fare che troncare il dialogo, che interrompere la discussione con un'uscita teatrale. Questo suo gesto ci lascia perplessi e con una sola domanda: con quale spirito possiamo parlare di pace se si è incapaci di dibattere sull'argomento anche solo in una semplice trasmissione televisiva?
C'è un aforisma di Leo Longanesi che meglio di altri può spiegare l'Italia di oggi: "Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi".
Non c'è niente da fare, questa maggioranza ha deciso che la definizione di norme e prassi sia a suo esclusivo appannaggio. Non stiamo dicendo che nulla debba cambiare, piuttosto che quando si decide de cambiare le regole queste debbano essere concordate. Invece no. Oggi, come del resto aveva già annunciato, il Pdl ha scelto il nuovo presidente della vigilanza RAI, infischiandosene della prassi che finora voleva che fosse l'opposizione a indicare il nominativo. La mossa è doppiamente sporca perchè oltre a negare l'applicazione di una regola non scritta ma sempre rispettata, mira a creare caos nel PD. Infatti il nuovo presidente di vigilanza RAI è Riccardo Villari, ex Margherita, preferito a Leoluca Orlando in forza all'Italia dei Valori. Non è difficile immaginare che si cerchi di gettare un po' di scompiglio nell'opposizione, provando a creare un ulteriore deterioramento dei rapporti tra PD e IdV. Le tensioni nella minoranza potrebbero aumentare anche a causa di quei due voti di preferenza arrivati proprio dalle sue fila. Villari, secondo le indicazioni fornite dal suo partito. dovrebbe dimettersi. Tuttavia al momento non ha ancora risposto all'invito e ha dichiarato di voler prima incontrare il Presidente della Repubblica e i presidenti delle due Camere, per poi, insieme ai partiti della minoranza, arrivare alle valutazioni finali. Una vicenda, quindi, che potrebbe risolversi in tempi non troppo brevi. Dal canto suo Di Pietro non ha atteso ed ha immediatamente sbottato in Parlamento all'indirizzo del nano decisionista: «Signor presidente Videla, lei è un capo di governo modello Argentina, umilia ogni giorno il Parlamento con colpi mano. Pochi minuti fa ha promosso e realizzato ultimo atto provocatore di questa deriva antidemocratica, la nomina di una persona scelta dalla maggioranza.[...]. La maggioranza ha avuto l’arroganza di scegliere chi deve rappresentare l’opposizione: un comportamento tipico delle dittature argentine». Non possiamo nascondere che, ancora una volta, questa minoranza ha reso il gioco facile a chi vuole creare i precedenti per cancellare ogni regola e arrivare all'attuazione di riforme illiberali a protezione e vantaggio dei soliti noti.
L'abile Federica Sciarelli lunedì ha gettato luce nuova sugli scontri tra studenti (?) avvenuti giorni fa in Piazza Navona. Se mai ci fossero stati dubbi, dalle immagini è emersa con chiarezza la ferocia dei fascisti facinorosi che vigliaccamente, secondo lo stile squadristico che contraddistingue la loro cultura, attaccavano violentemente alle spalle dei ragazzini, praticamente dei bambini. Dal filmato (
L'Ignazio fascista democratico, dà grande prova di sè in un confronto giornalistico con Concita De Gregorio, direttore dell'Unità (
Umberto Eco ha rilasciato un'intervista alla televisione svizzera durante la quale ha formulato alcune considerazioni sulla televisione italiana che trovo piuttosto interessanti. Secondo il nostro semiologo il modello dominante sarebbe quello de "La corrida", ovvero quello del dilettante allo sbaraglio. Ci nutriamo dell'imperizia altrui, che emerge dalle peripezie dell'inferiore, mettendo a nudo il nostro sadismo. Quindi la programmazione della nostra televisione si fonda sul sadismo. Per sconfiggere questo malcostume Eco suggerisce di adottare una piccola inversione, portando gli spettacoli di seconda serata in prima.