
Esistono scale di valori differenti di fronte alla morte? I fatti che andiamo a sintetizzare sembrerebbero dare una risposta affermativa al quesito. Non stiamo parlando di personalità importanti, nè di personaggi famosi, ma di lavoratori, persone comuni che tutti i giorni lasciano le loro famiglie per garantirgli una vita dignitosa. Vorrei aprire una riflessione sul senso della giustizia, su come questo, spesso, sia frutto di elaborazioni complesse che trascendono da quelli che dovrebbero essere i normali canoni della civiltà.
Parto da due episodi, il primo drammaticamente noto a tutti, mentre il secondo, non meno grave, praticamente ignoto ai più.
6 dicembre 2007, Torino, una e mezza di notte, linea 5 della ThyssenKrupp, trabocca l'olio bollente. Qualcuno si affretta a cercare di spegnere quell'inizio di incendio e si scatena l'inferno. Le fiamme investono sette operai. Uno muore subito per gli altri l'agonia sarà più lunga, ma l'esito tristemente uguale.
16 luglio 2007, Fosssano (CN), ore 14:50, Molino Cordero S.p.A. si procede con le normali operazioni di carico di un silo. Improvvisamente una deflagrazione potentissima che causa danni fino a centinaia di metri di distanza. Un operaio muore sul colpo, poi, una dopo l'altra, altre quattro vite umane si spengono.
Quante analogie tra i due incidenti eppure nel loro sviluppo successivo le due storie si muovono su piani differenti.
La prima vicenda ha avuto il pregio di focalizzare l'attenzione sulla guerra interna che si consuma ogni giorno nel nostro Paese. Indubbiamente ha avuto la forza di catalizzare su di sé l'attenzione dei media, della politica, della società civile. Tuttavia alla fine quello che rimane è la sensazione di una spettacolarizzazione utile più a soddisfare le esigenze dello show business che quelle del mondo del lavoro. La sensazione è quella di una speculazione giocata su più livelli. Sembra che si sia scivolati nella retorica della condanna, senza approdare a vere soluzioni. Proprio gli sviluppi differenti delle due vicende appaiono come un dito puntato sull'iniquità. Emerge la reticenza dei media, soprattutto quelli più popolari, nel dare risonanza alle tragedie sul lavoro soprattutto se queste "appaiono lontane dai santuari del potere economico e politico" come ebbe a dire il sindaco di Fossano. La capacità di plasmare gli eventi della ThyssenKrupp fino a farli apparire distanti dalla realtà, la volontà di creare una frattura, una separazione, tra questo avvenimento e quanto accade quotidianamente nel Paese, la perseveranza nell'attribuire carattere di eccezionalità a questo fatto, finisce per disorientare le coscienze. Si è giunti al ricorso alla categoria dell'eroismo, degno della retorica sovietica, per aggettivare quei morti. Non può e non deve passare il concetto che lavorare sia un atto di eroismo. Lavorare rimane una necessità e forse

un'affermazione della dignità personale non certo un atto di eroismo, che per sua natura ha un carattere di eccezionalità. Si concentra l'attenzione su quell'unico evento mentre molti altri se ne consumano. Tanto clamore per circoscrivere ad un episodio, per sminuire la drammatica portata degli eventi. Si giunge così a pericolose sperequazioni. Da una parte arrivano i doverosi e cospicui risarcimenti per i parenti delle vittime della ThyssenKrupp, dall'altra niente o quasi. Sappiamo bene che se nessuna somma potrà mai ripagare la perdita della vita, ma con molto pragmatismo non ignoriamo che le famiglie devono continuare a vivere. Emergono nuove vittime, vittime dell'ingiustizia. Il Molino Cordero in seguito all'esplosione, nonostante gli sforzi della proprietà, è fallito a causa della normativa che riconosce i mulini come luoghi di lavoro non salubri, ma non pericolosi. Una distinzione fatale. In questi casi il massimale assicurativo coperto è due milioni e mezzo di euro, non sufficienti a coprire i sei milioni di euro di danni provocati dal grave incidente. Non solo ma la legge prevede che possano essere inclusi nella procedura fallimentare i creditori della Molino Cordero, banche, fornitori ed ex dipendenti, ma non i famigliari delle vittime.
Storie simili ma percorsi diversi. Rimane l'amarezza per tutti i volti e le vicende cancellate. Rimane l'amarezza della consapevolezza dell'invisibilità delle tragedie che si consumano tutti i giorni.
Sarebbe troppo chiedere che a uguale il dolore, uguale la tragedia, uguali le responsabilità, corrispondesse uguale giustizia?