martedì, 27 gennaio 2009
GazaBisognerebbe chiarire al ministro Frattini quale differenza intercorra tra l'antisemitismo e la libera e democratica  informazione. La dichiarazione del ministro degli esteri - «la trasmissione di Santoro è l'esempio di quello che una televisione democratica non dovrebbe mai fare, l'antisemitismo che oggi si registra in molti Paesi e anche in Italia fa parte del linguaggio corrente dei mezzi di informazione e di alcuni attori politici, che forse per pura e semplice ignoranza usano parole e toni che sconfinano nell'antisemitismo» - è una bieca strumentalizzazione a fini politici di una delle più grandi vergogne dell'umanità. Anche l'occasione è stata scelta con cinica e spregiudicata cura: la celebrazione della giornata della Memoria nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. Dobbiamo forse ricordare al ministro che, particolare non trascurabile, criticare le politiche dello stato di Israele non equivale all'odio razziale verso il popolo di Israele. In tal caso saremmo tutti razzisti e verso innumerevoli popoli. Forse che criticare il regime dell'ormai santificato Pinochet ci possa marcare dell'infamia di razzismo verso i cileni? Aprire gli occhi sul moldo notando che i perseguitati di ieri sono i persecutori di oggi è un atto di libera informazione. Forse troppo libera. Questo è il punto. Ricordiamo che lo stato di Israele ha rubato prima l'acqua, poi la dignità ed infine la vita ai palestinesi. Possiamo anche dirci in totale disaccordo con la linea "politica" scelta da Hamas, mentre sorseggiamo il nostro caffé comodamente seduti davanti alla televisione, ma dovremmo lasciare spazio ad alcune domande. Come ci comporteremmo al loro posto, se una notte mentre dormivi nella tua casa, magari dopo una dura giornata di lavoro, un tank ha deciso che i tuoi figli di pochi mesi o pochi anni dovessero morire, in virtù di una legge che vuole il più forte dalla parte della giustizia? Quando è lecito utilizzare la parola terrorista e quando quella di partigiano? Non aspettatevi da me la risposta, quella non ce l'ho, ma sono assolutamente convinto che è necessario lasciare sempre aperto uno spiraglio al dubbio. Il ministro pare voler negare il diritto ad indagare, a cambiare prospettiva, ad approfondire. Lo fa in modo subdolo e spregiudicato, macchiandosi di razzismo, proprio invocando le stesse tesi negazioniste che ci fanno inorridire quando sentiamo la parola shoah. Impedire di dar voce ai deboli equivale ad avvallare le ragioni del loro massacro. Ci chiediamo quindi quale sarebbe la missione di  una televisione democratica, se non ricordarsi, magari marginalmente, di dare e ascoltare anche le voci dissenzienti. Ci domandiamo quale sia il concetto di democrazia che nutre il signor ministro. Probabilmente è molto simile a quello della precedente amministrazione statunitense, che prevedeva l'esportazione armata di questa splendida parola. Forse immagina per l'Italia la stessa democrazia ottenuta in Irak o in Afghanistan. Abbiamo guardato sgomenti all'ennesima tragedia palestinese e assistiamo impotenti alle incredibili esternazioni deliranti che si alzano da uno degli scanni più importanti della Repubblica. No, signor ministro, non siamo antisemiti, molto più semplicemente siamo contro il crimine di stato, indipendentemente dalla bandiera che sventola sui suoi carri armati.
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venerdì, 07 novembre 2008
vauro-guerraMentre si festeggia la vittoria di Barak Obama il mondo continua ad andare avanti (?) per la sua strada.
Nel nuovo Vietnam americano, l'Iraq, si continuano a contare i morti. Non va meglio in Afghanistan dove solo pochi giorni fa un bombardamento aereo operato dall'aviazione USA ha ucciso ben 76 civili, in maggioranza bambini e donne, e non, come annunciato dai comandi Nato, 30 talebani, che nel frattempo avanzano in tutto il paese. Ma nel mondo si spara e si muore un po' ovunque:  26 paesi in guerra in quattro continenti su cinque. Inoltre in molti Paesi arabi è in corso una guerra civile, spesso sottaciuta, tra gli integralisti islamici e i loro governi, ritenuti troppo moderati e filo-occidentali.

Ecco l'elenco dei conflitti all’inizio del 2008 tratto da PeaceReporter:

Medio Oriente
1. Iraq   125.000 morti dal 2003
2. Israele-Palestina   6.000 morti dal 2000
3. Turchia (Kurdistan)   40.600 morti dal 1984
 
Asia
4. Afghanistan   32.000 morti dal 2001
5. Pakistan (Waziristan)   6.300 dal 2004
6. Pakistan (Balucistan)  1.000 morti dal 2004
7. Sri Lanka   72.000 morti dal 1983
8. India (Kashmir)   65.000 morti dal 1989
9. India (Naxaliti)   6.600 morti dal 1980
10. India (Nordest)   51.000 morti dal 1979
11. Birmania (Karen)   30.000 morti dal 1948
12. Thailandia   2.800 morti dal 2004
13. Filippine (Mindanao)  70.200 morti dal 1984
14. Filippine (Npa)  40.200 morti dal 1969
 
Africa
15. Algeria   150.300 morti dal 1992
16. Sudan (Darfur)   300.000 morti dal 2003
17. Ciad   2.000 morti dal 2005
18. Rep.Centrafricana   2.000 morti dal 2003
19. Nigeria   14.300 morti dal 1994
20. R.D.Congo (Kivu) 3.000 morti dal 2004
21. Uganda   100.000 morti dal 1987
22. Kenya   1.000 morti dal 2007
23. Somalia   6.000 morti dal 2006
24. Etiopia (Ogaden)   4.000 morti dal 1994
 
Europa
25. Russia (Cecenia)   240 mila morti dal 1994
 
America Latina
26. Colombia   300.000 morti dal 1964

Le cifre ufficiali parlano di cinque milioni e mezzo di persone perite in queste guerre, a cui si aggiungono le vittime delle guerre conclusesi negli ultimi cinque anni (Sierra Leone, Liberia, Sud Sudan, Congo Brazzaville, Eritrea-Etiopia, Casamance) che porta il tragico bilancio a sette milioni e settecentomila morti.
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categoria:politica, guerra