A colpi di voto di fiducia avanza la trionfale marcia distruttrice del Paese progettata da questo governo, o meglio dalla P2 da cui discende direttamente il suo programma.Ora è arrivato il momento dell'acqua, un bene primario, come l'aria, che appartiene a tutti o meglio dovrebbe appartenere a tutti. E già, perché da oggi l'acqua di questa povera Italia è in vendita, cedibile al miglior offerente. Così, mentre in Francia dopo 25 anni di fallimentare gestione dell'acqua da parte dei privati il governo liberista di destra ha dovuto fare marcia indietro e tornare alla gestione pubblica, i nostri prodi faccendieri-deputati annusano l'affare e ci si buttano a capofitto. Tutti sanno che l'acqua è destinata a divenire l'oro del XXI secolo e metterci le mani sopra per tempo significa garantirsi lauti guadagni futuri. Certo nel testo si precisa che la proprietà pubblica del bene acqua dovrà essere garantita, ma a quale prezzo e con quale qualità?
Esiste poi una considerazione etica non di secondaria importanza:di chi è l'acqua e qualcuno ha diritto di venderla a qualcun altro? E dell'aria cosa ne faremo?
E' una questione rispetto alla quale tutti i cittadini, senza distinzione di colore politico, dovrebbero insorgere, pena un futuro fatto di sete e privazioni per i più deboli, ma anche di sempre crescenti tensioni sociali. Invito tutti coloro che vedono in questo governo la risposta ai problemi del nostro paese sempre più malato a riflettere bene sulla portata di un simile provvedimento. Bisogna ribellarsi di fronte ad un sopruso che scippa alla collettività un bene comune e indivisibile per assegnarlo ai soliti noti.
Per il resto continuiamo a vederci altrove.







Eluana è deceduta alle 20.10 nella clinica La Quiete di Udine dove era ricoverata.
Qual'è il volto della vera Italia: quello di chi difende la vita e la salute o quello di chi, viceversa, affossa questi diritti fondamentali? La confusione nasce dalle notizie che giungono in questi giorni. Da un lato il caso di Eluana Englaro, di cui ci siamo occupati ieri, dall'altro il caso dell’emendamento della Lega votato in aula, che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche.
Clandestino è una parola che nell'immaginario collettivo si carica di significati strettamente legati a delinquenza. Da clandestino è morto il ragazzino tredicenne afghano travolto da un camion a Mestre. Non si sa ancora molto su di lui, salvo che aveva con sé una banconota nuova di zecca dell'Afghanistan, e degli appunti scritti in arabo. Se sei clandestino, sei vittima del pregiudizio, eppure la clandestinità non è una scelta, è una necessità. Questo bambino fuggiva dalla morte, fuggiva dalle persecuzioni, fuggiva dalla fame, fuggiva dal terrore con la speranza di correre incontro a un'esistenza dignitosa, disposto ad attraversare migliaia di chilometri in condizioni disumane pur di raggiungere, o quantomeno di cercare di afferrare, quell'unica speranza di una vita dignitosa. Clandestino, ovvero la negazione ad essere una persona, l'impossibilità di essere riconosciuto come un individuo con il suo carico di diritti e doveri, condannato ad essere fantasma tra i fantasmi. E' questa condanna preventiva, senza appello, a risultare eticamente inaccettabile. Un marchio appiccicato come segno di infamia a chi non ha neppure diritto ad una identità che rende disumana questa parola. Un termine con cui costruiamo un recinto simbolico intorno agli emarginati della terra, con cui li releghiamo in un ghetto di misera esistenza, con cui li obblighiamo ad un'eterna rincorsa verso la dignità. Una corsa vana verso un'idea sbagliata del mondo che troveranno, un mondo oramai svuotato di senso morale, svuotato di senso della solidarietà, dove i più fortunati potranno trovare al più tolleranza. Un mondo in cui si muore senza cittadinanza anche se bambini, senza pietà, lontani dagli affetti, lontani dalla propria terra, estirpati dai propri usi, dalle proprie tradizioni. Bisogna crescere in fretta, spesso troppo in fretta, così in fretta da chiudere in modo drammaticamente rapido il ciclo di un'esistenza negata.