martedì, 03 marzo 2009
Il costo della vita in Italia cala. Finalmente si vedono risultati concreti da questo governicchio che non solo non fa perdere terreno, ma anzi ne fa conquistare, seppur ancora in piccola misura, agli uomini tra i più pagati ed i meno preparati di questo Paese confermandone lo status di più tutelati. Un euro e cinquanta centesimi è quanto costa il pranzo di un senatore della Repubblica Italiana e prezzi diminuiti del 20% alla buvette parlamentare, forse a causa della crisi economica?

Ecco alcuni prezzi:

caffè  42 centesimi,
spremuta 92 centesimi, 
panino con prosciutto 1 euro e 17,
tramezzino 96 centesimi,
cappuccino 58 centesimi, 
tè 84 centesimi,
birra 1 euro e 60 centesimi,
pasticcino 46 centesimi.
primo piatto 1 euro e 50 centesimi

Roba da fare invidia alle iniziative di tutela dei consumatori con prezzi dei generi di prima necessità calmierati.

Non c'è che dire: un vero segno dei tempi e della moralità che investe questo Paese. Clap, clap, clap....
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mercoledì, 04 febbraio 2009
Banche_faticaDecreto anticrisi - Articolo 32 - comma 7 - lettera a :  «il limite di importo di cui all'articolo 76, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e' ridotto a cinquemila euro». Nell'articolo di riferimento si dice:«Il concessionario può procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Tale limite può essere aggiornato con decreto del ministero delle Finanze»
In sintesi? 5000 euro di scoperto sul mutuo e... bye, bye casa!
Il Codacons denuncia questa grave modifica introdotta con il decreto anticrisi che porta da 8000 a 5000 euro la soglia di indebitamento sul mutuo oltre la quale scatta il pignoramento dell'immobile da parte della banca, con l'aggravante che che il provvedimento è valido anche nel caso in cui il debito sia inferiore al 5%. O la borsa o la vita, e pochi denari possono essere il prezzo di una vita di sacrifici. Saranno felici precari, cassintegrati, disoccupati e tutti coloro che, in tempi migliori, hanno deciso di affrontare uno degli impegni finanziari più onerosi per un lavoratore. Considerato da sempre una garanzia per il futuro, la casa è anche un elemento di tranquillità per ogni cittadino. La sua funzione, nella nostra cultura, travalica i confini della finanza per entrare nella sfera delle emotività. Allettati da tassi di mutuo assai vantaggiosi e da condizioni di pagamento che apparentemente ponevano chiunque, o quasi, nella condizione di diventare improvvisamente il proprietario della propria dimora, grande parte degli italiani si è lanciata fiduciosa nell'impresa. Pochi, tra i comuni mortali, tra quelli che l'economia la fanno e non ci giocano, potevano immaginare lo scenario di fronte al quale ci troviamo oggi. Inaspettatamente per molti, sempre i più deboli, sono mutate le condizioni ed onorare quel debito con la puntualità richiesta, quella negata alle loro entrate, diventa sempre più difficile. Il nostro governicchio, molto sensibile alle fasce sociali più esposte, interviene con forza. Guarda negli occhi il povero Passera in lacrime o Profumo che si dispera strappandosi i capelli e pensa che una simile ingiustizia non può essere tollerata nella repubblica delle banane. Del resto questi eroi della finanza italiana sono coloro che le banche le hanno già salvate più volte da pericolose speculazioni finanziarie, sempre scaricando sui correntisti le perdite di scellerate manovre. Come sempre sono loro i più esposti, quelli  che nel momento più difficile non possono essere abbandonati, quelli che pur sapendo non hanno saputo far di meglio che attendere speranzosi l'arrivo della scialuppa di salvataggio. Le banche hanno difficoltà a recuperare i crediti da questi quattro pezzenti  che hanno pure avuto l'ardire di cullare il sogno di una casa? Allora, con un bel decreto anticrisi, tutto si risolve. Del resto i milioni di reddito che i nostri prodi banchieri si garantiscono devono pur essere giustificati, e l'andamento di borsa dei loro titoli non li sta certo aiutando. Fedeli agli insegnamenti di Zio Paperone, i nostri taccagni si industriano a raccattare gli spiccioli in giro. A guardarli paiono dire - che volete farci: si fa di necessità virtù.
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categoria:politica, economia
venerdì, 30 gennaio 2009
tremonti«Ciò che è necessario al nostro sistema è più regolamentazione per uscirei da questa anarchia finanziaria. Servono più regole, non più capitali». «Se vogliamo trovare una via d'uscita dalla crisi la soluzione non è più capitale ma più regolamentazione. Più regole e più coordinamento».
Parole di un economista filo-comunista? No, sono le parole proferite ieri dal ministro dell'Economia, Giulio Treconti, al summit di Davos. Stai a vedere che per sentire qualcosa di sinistra dovevo votare a destra! Dov'è finito il fervente spirito neo-liberista dell'economista naif che avevamo conosciuto negli scorsi anni? Niente paura. Nulla è cambiato, se non la forma. Infatti l'ardito commercialista ha parlato di regole, omettendo gli aggettivi giuste ed eque. Nuove regole infatti il nostro ministro le ha già dettate, ad esempio in materia fiscale, provvedendo a far calare gli incassi per versamento IVA e a far salire quelli derivati dal prelievo in busta paga. Oppure, sempre in materia fiscale, decretando la lotta all'evasione fiscale un'attività non prioritaria per il Paese, che invece deve impegnare la Guardia di Finanza in attività altamente strategiche quali la lotta alla contraffazione, il contrasto dell'immigrazione clandestina e quindi il  pattugliamento delle coste e la terribile piaga della concorrenza cinese (chissà come?). Probabilmente l'azione del ministro scaturisce dall'amore per la sua patria, dalla voglia di anticipare quegli aiuti economici alle imprese che paiono ormai irrinunciabili. Le nuove regole quindi ci sono e le imprese ne possono tranquillamente beneficiare, come già hanno fatto in passato. Infatti, a loro tutela, il prode ministro ha provveduto a garantire la promozione accompagnata dal trasferimento di quei  finanzieri che maggiormente avevano contribuito al raggiungimento dei risultati in materia di evasione fiscale. Promossi e trombati nel contempo, un vecchio trucco. Da uomo della strada però mi domando se le imprese vivano alla giornata. La domanda nasce dalla constatazione che, giunta la crisi, paiono cancellati improvvisamente tutti gli utili accumulati negli anni precedenti e che, incredibilmente, sembrano essersi volatilizzati tutti i denari accumulati in passato. Un dubbio nato leggendo di investimenti in innovazione e ricerca che in Italia languono da troppi anni, diversamente dagli gli utili, in costante crescita. Ne deduco che da qualche parte dovranno ben essere finiti tutti quei soldoni. Quindi, da ignorante, sospetto che si voglia, come al solito, privatizzare il profitto e socializzare le perdite, e giungo alla successiva considerazione sulla reale opportunità di pompare denaro nelle tasche degli speculatori, azione che sembrerebbe capace di occultare solamente i sintomi senza curare all'origine la malattia. Il dubbio mi attanaglia.  Stiamo sbagliando la cura, oppure c'è una precisa volontà, un'attenta regia? Così concludo arrovellandomi nel dubbio se non sarebbe meglio che il  denaro pubblico (quello dei soliti noti che le tasse le pagano) fosse impiegato per aumentare la "ricchezza" reale della base della piramide economica invece che quella del vertice, in considerazione del fatto che l'esperienza e l'osservazione empirica ci hanno insegnato che la legge di gravità in economia non vale e che, quindi, il grasso versato in cima non cola verso il basso.
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categoria:economia
mercoledì, 21 gennaio 2009
bananaFacciamo finta che... tutto va ben...  recitava una canzonetta di qualche anno fa, tornata in auge grazie al cabarettista con il maggiore share (visto che in questi giorni si fa un gran parlare anche questo inafferrabile indice) al mondo, che, nel vortice di una crisi che appare ogni giorno peggiore, ci consola riportandoci alla mente il reframe dell'insulso motivetto.
«La crisi non è così drammatica come tutti pensano. Il -2% che l’Europa indica per l’Italia nel 2009 significa che torniamo indietro di due anni e due anni fa non mi sembra che stavamo così male»
Battuta da show televisivo di prima serata. E tutti giù a piangere. Eh sì, perché , forse il cabarettista non lo sa, ma in Italia sono sempre meno quelli che riescono a ridere, anche di fronte a battute tanto esilaranti. Il nano-a-cucù deve essersi accorto del gelo della platea e quindi ridandosi un tono ha spiegato che il futuro economico «sta nelle nostre mani. Bisogna avere paura soltanto di aver troppa paura». L'uomo faber riemerge dalle tenebre della storia per tornare ad essere artefice del proprio destino. Vorremmo che si ricordasse di queste parole visto che il destino di questo Paese purtroppo è anche nelle sue mani. Nel frattempo vorremmo portare alla sua attenzione, tra una sagace battuta e l'altra, che per milioni di Italiani la situazione non è esattamente quella di due anni fa, non fosse altro per quello che appare in prospettiva. Ancora una volta i numeri sono utilizzati per mascherare la realtà, per avallare tesi inconsistenti e, come in questo caso, grottesche. Sarebbe bene che il nostro esimio cabarettista facesse luce nei suoi pensieri e decidesse qual'è il modello economico a cui fa riferimento, perché parrebbe che in quello perseguito fino a ieri la recessione fosse un terribile accidente. Ma, poiché siamo nella repubblica delle banane, quello che era valido ieri non lo è più oggi, però potrebbe esserlo nuovamente domani per essere smentito dopodomani... ad libitum
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venerdì, 05 dicembre 2008
Come annunciato, arrivano i finanziamenti per una delle opere più inutili, economicamente più insensate, ambientalmente più devastanti dei prossimi anni: la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Gli imponenti costi economici di quest'opera faraonica non saranno, come si darebbe ad intendere, interamente finanziati dalla Comunità Europea, solo una parte di essi verrà coperta da questo intervento, la restante quota rimarrà a carico dei contribuenti italiani. Non si pensi neppure che quest'opera vada incontro alla necessità di trasferire il traffico merci dalla gomma alla rotaia, come testimoniano alcune inequivocabili scelte politiche.  La Regione Piemonte ha avallato l'apertura della seconda canna autostradale del Frejus e nel contempo la Provincia di Torino progetta la tangenziale est in una zona di grande pregio ambientale. Se ciò non bastasse il governo ha tagliato in finanziaria 924 milioni di euro alle Ferrovie.  In questo quadro sembra quantomai improbabile che vi sia una vero disegno strategico per migliorare l'impatto ambientale del trasporto merci dirottandolo dall'autotrasporto verso la ferrovia.  Quest'opera trova dissenzienti i cittadini della Valle Susa e non, come abbiamo già spiegato, per mere questioni NIMBY. In un momento così difficile si rischia di riaprire con rinvigorito furore un fronte di forti tensioni sociali. La questione della TAV non è mai stata gestita con l'attenzione che richiederebbe, guardando anche alla popolazione locale, ma sempre con l'arroganza del potere esercitata a tutela di interessi economici sui quali i cittadini nutrono forti perplessità.
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lunedì, 01 dicembre 2008
inquinamento_atmosfericoE' inutile nasconderselo l'ecologia è considerata un impiccio e non solo a destra, sopratutto da coloro che ottusamente rimangono ancorati ad una vecchia visione dello sviluppo economico. Su segnalazione di MrsMiller, scopriamo che una delle iniziative che aveva fatto sperare nella possibilità di migliorare l'impegno concreto che ogni cittadino poteva offrire per migliorare il proprio l'impatto ecologico sull'ambiente, quella relativa all'automatismo delle detrazioni fiscali del 55% per le riqualificazioni energetiche degli edifici, è stata rivista, al ribasso, da questo governo. Il fatto appare ancor più grave per il valore retroattivo del provvedimento, che andrà a penalizzare anche coloro che hanno effettuato interventi nel corso dell'anno 2008. Ancora una volta il governo del "dis-fare" rema contro. Rema contro l'ambiente, rema contro il Paese, rema contro l'Europa. Il nano-a-cucù ancora una volta non si smentisce, negando, come sempre, sé stesso, professando  a parole l'ottimismo ad oltranza e inducendo, nei fatti, al più profondo pessimismo. Con  quale ottimismo , questi dinosauri della politica e dell'economia, pensano ad un  futuro fatto di centrali nucleari, di centrali a carbone, di inceneritori, di rigassificatori e via dicendo? Certamente con l'ottimismo di chi prospetta lauti affari per sé stesso e per i propri amici, con lo slancio di chi, impegnato a curare i propri interessi,  può  dimenticarsi  di quelli collettivi. Ragionano speculando sul breve periodo incuranti dell'eredità che lasceranno alle future generazioni. Il futuro, anche quello economico, si giocherà su altri piani, non ultimo quello della riqualificazione energetica. Quale ottimismo dovrebbero sfoggiare i tanti cittadini che hanno aderito a questo progetto per sensibilità ecologica, ma anche grazie all'aiuto concreto offerto da quegli  incentivi, da quegli sgravi, che rendevano meno onerosa la realizzazione di queste opere? Ora appare tutto più complesso, ma sopratutto più incerto. Da ora in poi, ma con effetto retroattivo su tutto l'anno 2008, per ottenere gli sgravi occorrerà ricevere l’assenso preventivo dell’Agenzia delle Entrate, che dovrà comunicare al richiedente, entro 30 gg,  l'esito dell'istanza. Vengono inoltre introdotti dei limiti di spesa pari a  82,7 milioni di euro per il 2008, di 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010, che appaiono assolutamente inadeguati e che andranno a beneficio di pochissime ristrutturazioni. Chi ha effettuato gli interventi nel corso del 2008 dovrà inoltrare la richiesta tra il 15 gennaio e il 27 febbraio 2009 e confidare sul fatto che i  fondi non siano già esauriti. Le persone fisiche che hanno effettuato interventi nel 2008 potranno ottenere la detrazione del 36% se non presenteranno istanza all’Agenzia delle Entrate o qualora ottengano un responso negativo.
Quindi il governo delle grandi efficienze scende in campo schierando il peggiore volto della burocrazia, tarpando le ali ad un settore che poteva ancora contare su un intervento di carattere strutturale, trasformandolo in un intervento a tempo ed efficacia ridotta. Ora che si richiedono scelte forti per continuare a garantire iil funzionamento, almeno al regime minimo, della macchina economica, questo governo, al contrario, schiaccia il piede sul freno e rallenta anche uno dei pochi settori in crescita. Si trascurano ancora una volta tutti gli effetti indotti dall'abbandono delle già troppo misere politiche ecologiche. Si trascurano gli effetti sulla salute pubblica, che, anche volendosi attenere ad un avvilente conto economico, ha un notevole impatto sui conti dello Stato. Ma forse, anche in questo caso, i piani sono altri, ed un peggioramento collettivo delo stato di benessere fisico dei cittadini potrebbe essere funzionale all'arricchimento di una sanità che già si immagina fortemente privatizzata. L'Europa va in una direzione e noi, ancora una volta, in quella opposta, ovviamente la peggiore.
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categoria:politica, ambiente, economia
martedì, 25 novembre 2008
Tonino GuerraCome scordarsi il volto simpatico di Antonino Guerra che ci diceva che l'ottimismo è il profumo della vita? Lo spot, diventato presto un tormentone, deve aver lasciato tracce indelebili anche nella mente del nano a cucù, che, esattamente come faceva il poeta, associa ottimismo a consumismo. Così, di fronte ad una delle più imponenti recessioni economiche degli ultimi decenni, il nostro premier ha la sua ricetta sicura, basata su ottimismo e consumo. Il mix si rivela una formula ideale per disoccupati, cassaintegrati, precari e lavoratori dipendenti, tutti ottimisti e con le tasche piene di denaro da spendere. Se questo non bastasse, una sana iniezione di ottimismo ce la regalano le previsioni dell'OCSE, i cui esperti ci informano che questa sarà una  «recessione durevole e con un'intensità che non si vedeva dall'inizio degli anni '80». Per stimolarci ulteriormente all'ottimismo è sufficiente continuare a scorrere le previsioni e scoprire che in Italia si prevede che la disoccupazione in due anni risalga fino all'8%. Si passerà da un tasso del 6,9% nel 2008 (6,8% secondo la previsione OCSE dell'anno scorso) al 7,8% nel 2009 (6,5%), sino a un picco dell'8% nel 2010. Non so a voi, ma a me tutto questo ottimismo mi crea un po' di disagio, e più che il profufo della vita percepisco un certo odorino di... Macchè, suggestioni, quindi a Natale non badiamo a spese e corriamo in massa a comprare un meraviglioso nano a cucù con cui allenarci al tiro con le freccette!
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giovedì, 06 novembre 2008
Berlusconi_duceMentre l'America spera, l'Italia si dispera contemplando l'inclemente confronto. Mentre dall'altra parte dell'oceano ci si apre al dialogo, nel nostro Paese si sbattono porte che avevano cominciato ad aprirsi. Torna lo spettro della militarizzazione del territorio, torna l'incubo di uno stato di polizia. Il cavaliere pieno di macchie e di paure rilancia la questione TAV nel peggiore dei modi, riprendendo esattamente là dove aveva lasciato, vanificando così gli sforzi fatti nella direzione di un dialogo aperto con le comunità locali dal precedente esecutivo. Il governo garantirà anche «con l’uso della forza» la realizzazione dei trafori alpini per l'alta velocità tuona il nano fascista dall'Eicma di Milano (il salone del ciclo e motociclo). Il governo non ammetterà altri ritardi nella realizzazione dei trafori alpini e metterà a disposizione «16 miliardi, dopo che la sinistra aveva bloccato i nostri piani e i cantieri come il Frejus, per colpa di Rifondazione Comunista». Il teorema è il solito: non è possibile permettere ad una minoranza di fermare i cantieri, «perchè questo non è espressione diretta di democrazia, va contro ai cittadini, ai viaggiatori e allo Stato». Ovviamente $$ (Super Silvio) mira alla spaccatura del Paese in ottemperanza all'antico principio del divide et impera, disegnando i valsusini come NIMBY (Not In My Back Yard), cittadini egoisti  e incuranti dal bene collettivo. In realtà la questione è estremamente complessa ed è difficile esaurire l'argomento nello spazio di un thread, quindi cercherò di riassumere alcuni degli aspetti più importanti.
Innanzitutto esiste un problema relativo alla domanda di trasporto merci su rotaia che è ampiamente inferiore alla capacità della rete ferroviaria esistente. Le merci viaggianti su rotaia non hanno bisogno di viaggiare a 300 km/h anche in considerazione del fatto che per ottenere velocità così elevate si deve far fronte a costi infrastrutturali sproporzionati rispetto al beneficio. Le gallerie, ad esempio,  costano in modo proporzionale al quadrato del loro raggio. Per garantire la percorrenza ad alta velocità della TAV il diametro dei trafori deve essere ampio altrimenti si produce il cosiddetto effetto ariete. Non è un caso che i treni ad alta velocità trovano largo impiego in quei paesi, come la  Francia, in cui  i costi sono decisamente ridotti grazie alla morfologia del paesaggio, fatto principalmente di pianure e dolci colline. Al contrario in Italia le ferrovie debbono correre su viadotto o in galleria proiettando i costi vertiginosamente in alto.
La Torino-Lione costerà almeno 13 miliardi, l'equivalente di 3/4 ponti sullo Stretto. Per giustificarne l'enorme costo bisogna immaginare flussi di traffico imponenti, molto improbabili vista l'esistenza dei voli low-cost. Da Venezia, Milano, Torino a Parigi la gente va in aereo e non in treno via Lione.
Queste considerazioni ed altre considerazioni sono state fatte da Marco Ponti, uno dei maggiori esperti europei di trasporti e docente al Politecnico milanese, in un intervista rilasciata all'Espresso il 2 dicembre 2005.
Esistono poi valutazioni di carattere ambientale.
Si potrebbe obiettare che spostare il traffico merci da gomma a rotaia produce un sicuro beneficio ambientale. Questo è normalmente vero, ma con la TAV cambiano molti parametri. Bisogna tenere conto del fabbisogno energetico necessario alla realizzazione ed al mantenimento della TAV che, purtroppo, non solo annulla l'apparente vantaggio, ma lo trasforma in uno svantaggio. Un dato molto semplice, ma che restituisce immediatamente l'idea di ciò di cui stiamo parlando, riguarda la movimentazione dei mezzi: è stato calcolato che per la realizzazione della sola tratta nazionale, tra la valle e Torino, si muoverebbero 1150 automezzi al giorno per 24 anni.
Esistono poi problemi legati alla sicurezza dei materiali estratti. La valle è ricca di asbesto (amianto) e uranio con conseguenti problematiche per i lavoratori, per il trasporto e lo stoccaggio di questi materiali. Le caratteristiche climatiche della zona, che vedono i venti spirare dalla valle verso Torino e importanti correnti termiche salire dalla bassa valle verso l'alta valle,  favoriscono la circolazione di particelle, polveri e gas nocivi derivanti dallo scavo, dal trasporto e dallo stoccaggio del materiale di scavo che circolerà liberamente nel territorio dalle quote più basse a quelle più alte.
Non sono neppure trascurabili i disagi derivanti dall'inquinamento acustico che aumenterà prima per effetto dei cantieri poi per il passaggio dei convogli ad alta velocità.
Tutto questo avrebbe un notevole impatto sulla salute pubblica. I medici dopo l'analisi dei dati denunciano il rischio per la popolazione di asbestosi, carcinoma polmonare, mesotelioma, linfoma, tumori e leucemia infantile, ma anche malattie quali ipertensione e disturbi del sonno.   
Non meno importanti le questioni relative ai possibili dissesti idrogeologici che, come dimostra l'esperienza, sono tutt'altro che trascurabili e che possono avere ripercussioni devastanti. Troppo spesso in Italia si è trascurato questo aspetto, salvo ritrovarsi sempre a piangere sulle conseguenze di scelte scellerate e dettate da interessi sempre poco chiari.
Esistono ancora tutta una serie di considerazioni sull'impatto economico negativo che i lavori avrebbero sulla valle (deprezzamento terreni e case, espropri, aumento di incidenti dovuti alla presenza permanente di cantieri, mancato ripristino dell'esistente...).
E' chiaro che accusare gli abitanti della Valle di Susa di essere NIMBY è strumentale e lo dimostra il fatto che sulla valle insistono due strade statali, una ferrovia e un'autostrada. Questo si traduce in una densità ferroviaria che è del 50% superiore alla media nazionale, mentre quella autostradale è 3,5 volte superiore alla media nazionale. Insomma questa valle ha già dato. Liquidare il problema declassandolo a sindrome NIMBY è solamente indice di incapacità, o di assenza di la volontà, nell'analizzare i dati. La Valle di Susa non può sopportare gli enormi impatti derivanti da un’opera faraonica inutile, che creerà soltanto danni irrimediabili all'ambiente e alle persone e che avrà una ricaduta economica negativa su tutto il Paese.
Tanto per gradire ecco due immagini della valle a  trent'anni di distanza l'una dall'altra. Domani come sarà?



Per chi volesse approfondire molta documentazione è disponibile in questo sito
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categoria:politica, ambiente, economia, società
domenica, 12 ottobre 2008
Denaro Le borse crollano e gli stati tremano. Tante sono state le voci autorevoli che si sono affannate a ripeterci che non bisogna cedere al panico, eppure proprio in queste ultime ore si sta diffondendo una grande inquietudine nelle Borse per l’ipotesi, che sembra farsi sempre più concreta, di una chiusura di due o tre giorni, in attesa che Governi e banche centrali adottino misure di contenimento per la crisi in atto. Nelle stesse ore i capi di Stato e di Governo dei quindici Paesi della zona euro trovano un accordo per un'iniziativa congiunta volta a fronteggiare la crisi finanziaria e per scongiurare il rischio di un crollo economico generalizzato. Tre gli i principali interventi: la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà; la garanzia pubblica a tutti i prestiti interbancari per sbloccare la liquidità e una revisione delle norme contabili europee. Rimane misterioso il motivo per cui l’accordo sulle  stesse misure non si sia potuto trovare di nove giorni fa  in occasione del G4. Comunque rimangono aperte ancora molte questioni che dovranno essere affrontate tra qualche giorno nel prossimo incontro tra i vertici europei. Segnali contraddittori che non aiutano certamente il mercato a trovare stabilità. Il sospetto rimane quello di un’enorme bolla speculativa, ancora una volta scaricata sulle spalle dei piccoli risparmiatori, quelli che, in termini decisionali, sul mercato contano poco o niente , ma che sono inseguiti e depredati dalle grandi banche dei cinque continenti.
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giovedì, 09 ottobre 2008
DenaroBene apprendo oggi che il padrone del Paese (Silvio I , il "grande") ed i suoi sodali ci rassicurano sulla fine dei nostri poveri investimenti, niente panico,  «il consiglio che diamo a tutti coloro che hanno investito in borsa è di mantenere le azioni e non venderle».  A salvarci secondo la perversa logica del padrone sarà l'approvazione da parte del governo del piano per le banche che prevede l'istituzione di un maxi-fondo per prestiti e nuovi capitali. Fino ad ora avevo sentito paroloni come globalizzazione, fondo monetario internazionale, economia globale ed ora scopro che un piano dell'"italietta" dei lazzi e degli intrallazzi ci salverà dal rovesciamento dell'economia mondiale. E va bene, proviamo a crederci, ma da povero cittadino, quale sono, la prima domanda che mi sorge spontanea è: con quali soldi? Prima sentivamo parlare di tagli e riduzioni, ora improvvisamente   di elargizioni dalle casse dello Stato prima a l'Alitalia e poi alle banche. Ma chi pagherà? Qui, forse, ho qualcosa più di un sospetto: i soliti noti. Se mi consentite il gioco di parole direi che, "pagheranno" i soliti noti, ma "la pagheranno" i più deboli. Al contrario restano fuori dal gioco i soliti ignoti (al fisco), che poi saranno molto probabilmente quelli che beneficeranno doppiamente di questi interventi. Silvio I continua a rassicurarci: « Prendete i dividendi che continuano a venire da queste aziende e fra 18-24 mesi avrete di nuovo il prezzo delle azioni che ritornerà a essere valutato secondo le realtà vere delle singole aziende», continua poi sottolineando che in questo momento «abbiamo aziende che producono utili e c'è una Borsa che è staccata dalla realtà, a causa del panico che si è scatenato, e le azioni vengono valutate meno del loro valore reale». E poichè il sistema è sano, salta fuori la ribattezzata norma "salva-manager",  inserita nel decreto legge di modifica della legge Marzano per Alitalia. L'emendamento prevede, nel caso di amministrazione straordinaria, che i reati come ad esempio la bancarotta fraudolenta, la bancarotta semplice o il ricorso abusivo al credito, siano applicabili solo se la compagnia fallisce o nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti. Questa norma equivarrebbe a un colpo di spugna sui casi Cirio e Parmalat per imputati eccellenti come Callisto Tanzi, Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi. Ecco, è la concomitanza tra crisi, dichiarazioni di solidità del sistema e norme che tutelano proprio coloro che hanno dato ampia dimostrazione di come il sistema sia tutt'altro che solido a destare allarme e perplessità. Certamente ora che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è stato «scoperto con le mani nella marmellata» (come dice Di Pietro), l'emendamento, troppo impopolare, sarà ritirato, ma il dubbio sulle finalità di simili sotterfugi rimane. Insomma dovremmo stare tranquilli perchè il sistema è sano ed intanto il sistema sano accumula debiti che fa pagare ai cittadini. Non si capisce però come si possa definire sano un sistema in cui i principali attori non si fidano di loro stessi. Così le banche non fidandosi l'una dell'altra non fanno più circolare denaro e questo paralizza il perverso meccanismo. Forse sarebbe il caso di iniziare a rivedere il sistema, quello che promette di farti avere tutto ciò che desideri anche senza possedere la forza economica per acquistarlo. Un mutamento etico non indifferente su cui bisognerebbe riflettere: non è più necessario guadagnare prima e spendere poi, porre freno ai propri desideri, anche a quelli meno urgenti, non è più necessario costruire, tutto ti viene offerto in cambio di una promessa, o forse, sarebbe più opportuno dire, una scommessa! Il meccanismo si è così radicato che in pochi si pongono la domanda che qualsiasi consumatore non sprovveduto si porrebbe, ma quanto mi costa? No, la domanda è un'altra: quanto mi costa al mese? Questo cambiamento di mentalità che non si riflette solamente sull'economia carte_di_credito ha innestato una reazione a catena difficilmente controllabile. Il debito generava denaro per i creditori, e tanto più elevato diveniva l'indebitamento tanto più, virtualmente, i creditori si arricchivano. Virtualmente, appunto! Penso che a molti, tra coloro che non amano ricorrere al prestito, sarà capitato negli ultima anni di sfoderare l'antica frase "ma io la pago in contanti" e ricevere in risposta che meglio sarebbe stato per il venditore se ci fossimo rivolti ad una finanziaria. Il sistema era ammalato a tal punto che  una delle maggiori società di carte di credito della Gran Bretagna ha rifiutato il rinnovo delle carte ai clienti che pagavano ogni mese il loro intero debito, perché in tal modo non incorrevano in sanzioni finanziarie. I soldi generati dal nulla. Negli Usa il debito medio delle famiglie è cresciuto negli ultimi otto anni del 22 per cento, così come l'ammontare totale dei prestiti su carta di credito non pagati che è cresciuto del 15%. Giocare sul superamento delle proprie capacità di spesa in nome dell'appagamento di bisogno tutt'altro che primari è una partita molto rischiosa che prima o poi, è inevitabile, deve arrivare ad un epilogo, perchè non è possibile crescere all'infinito. Così quello che poteva apparire fino a poco tempo fa come un successo si è trasformato nella condanna di tutto il sistema. Le banche che potenzialmente avrebbero potuto trarre profitti vertiginosi da questo oceano di consumatori indebitati, improvvisamente hanno dovuto fare i conti con un oceano di insolventi, ed è stato crac.  Ora corriamo ai ripari, ma il prezzo lo pagano sempre e solo i più deboli.
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categoria:economia