lunedì, 15 dicembre 2008
inceneritoreDa un po' di tempo nel nostro Paese è in atto un'offensiva mediatica volta a dimostrare il vantaggio economico e l'innocuità per la salute pubblica degli inceneritori. Già da anni, con un capovolgimento linguistico che li ha magicamente trasformati da inceneritori in termovalorizzatori, si cerca di trasmetterne un'idea positiva. Negli ultimi tempi si  sta cercando di compiere un ulteriore un salto di qualità, utilizzando ogni mezzo disponibile, articoli, trasmissioni televisive, dibattiti, per infondere false sicurezze nell'opinione pubblica. Veri e propri comitati d'affari spingono il piede sull'acceleratore affinché si possano mettere al più presto le mani sul ricco bottino, e ce n'è per tutti meno che per i cittadini ai quali, come sempre, viene lasciato l'ingrato compito di pagare il conto. Gli inceneritori sono quegli impianti di smaltimento dei rifiuti che bruciandoli ne riducono il peso ed il volume. Circa il 30% del peso dei rifiuti in entrata si ritrova a fine ciclo in forma di ceneri, ma come la fisica insegna "niente si crea né si distrugge, ma tutto si trasforma", così la parte della materia che non si ritrova in uscita viene emessa nel corso del processo.
L'argomento è molto complesso e articolato e non abbiamo certo la pretesa di esaurirlo in un post, ma come al solito ci interessa aprire uno spazio di riflessione, quindi in estrema sintesi vediamo i punti che rendono deprecabile la costruzione e l'impiego di questi mostri:

  • rischio sanitario : molti degli inquinanti emessi come le diossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L’esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori. Il mercurio, sotto forma di vapore, è dannoso al sistema nervoso centrale ed i suoi composti inorganici agiscono anche a basse concentrazioni. I costi sanitari derivati non sono mai conteggiati nelle analisi economiche relativi agli impianti di incenerimento.
  • rischio ambientale : le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via diretta o indiretta inquinano l’aria, il suolo e le falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare le dispersioni atmosferiche, la natura della maggior parte degli inquinanti emessi è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione. Inoltre la loro caratteristica di resistenza alla degradazione naturale ne determina un progressivo accumulo nell’ambiente.
  • discariche: nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discarica per rifiuti speciali, più costose e pericolose.
  • emergenze: la costruzione di un impianto di incenerimento richiede diversi anni di lavoro (almeno 4-6 anni) e pertanto non può essere considerato una soluzione all’emergenza per i rifiuti.
  • costi economici: sono impianti altamente costosi (almeno 60 milioni di euro) e a bassa efficienza che necessitano di un apporto di rifiuti giornaliero e continuo, in netta opposizione ad ogni intervento di prevenzione della loro produzione e pericolosità, principi che sono alla base della gestione dei rifiuti dell’Unione europea.
  • raccolta differenziata: in Italia la raccolta differenziata si attesta su una percentuale irrisoria la cui crescita è fortemente penalizzata  dal ricorso alla combustione.
  • occupazione: la costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private.
  • recupero energetico:  il risparmio di energia che si ottiene dal riciclare più volte un materiale o un bene di consumo è molto superiore all’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti. La plastica, che rappresenta circa l’11% in peso dei rifiuti urbani, è l’unica frazione merceologica la cui combustione è più vantaggiosa del riciclaggio: ciò è dovuto al suo elevato potere calorifico (ottimo per il processo di incenerimento) e allo scarso valore commerciale della plastica riciclata (un materiale plastico riciclato, infatti, può essere utilizzato una sola volta ed esclusivamente in applicazioni minori, come l’arredo urbano, fibre tessili e materiali per l’edilizia).
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categoria:ambiente
venerdì, 05 dicembre 2008
Come annunciato, arrivano i finanziamenti per una delle opere più inutili, economicamente più insensate, ambientalmente più devastanti dei prossimi anni: la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Gli imponenti costi economici di quest'opera faraonica non saranno, come si darebbe ad intendere, interamente finanziati dalla Comunità Europea, solo una parte di essi verrà coperta da questo intervento, la restante quota rimarrà a carico dei contribuenti italiani. Non si pensi neppure che quest'opera vada incontro alla necessità di trasferire il traffico merci dalla gomma alla rotaia, come testimoniano alcune inequivocabili scelte politiche.  La Regione Piemonte ha avallato l'apertura della seconda canna autostradale del Frejus e nel contempo la Provincia di Torino progetta la tangenziale est in una zona di grande pregio ambientale. Se ciò non bastasse il governo ha tagliato in finanziaria 924 milioni di euro alle Ferrovie.  In questo quadro sembra quantomai improbabile che vi sia una vero disegno strategico per migliorare l'impatto ambientale del trasporto merci dirottandolo dall'autotrasporto verso la ferrovia.  Quest'opera trova dissenzienti i cittadini della Valle Susa e non, come abbiamo già spiegato, per mere questioni NIMBY. In un momento così difficile si rischia di riaprire con rinvigorito furore un fronte di forti tensioni sociali. La questione della TAV non è mai stata gestita con l'attenzione che richiederebbe, guardando anche alla popolazione locale, ma sempre con l'arroganza del potere esercitata a tutela di interessi economici sui quali i cittadini nutrono forti perplessità.
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categoria:politica, ambiente, economia, società
lunedì, 01 dicembre 2008
inquinamento_atmosfericoE' inutile nasconderselo l'ecologia è considerata un impiccio e non solo a destra, sopratutto da coloro che ottusamente rimangono ancorati ad una vecchia visione dello sviluppo economico. Su segnalazione di MrsMiller, scopriamo che una delle iniziative che aveva fatto sperare nella possibilità di migliorare l'impegno concreto che ogni cittadino poteva offrire per migliorare il proprio l'impatto ecologico sull'ambiente, quella relativa all'automatismo delle detrazioni fiscali del 55% per le riqualificazioni energetiche degli edifici, è stata rivista, al ribasso, da questo governo. Il fatto appare ancor più grave per il valore retroattivo del provvedimento, che andrà a penalizzare anche coloro che hanno effettuato interventi nel corso dell'anno 2008. Ancora una volta il governo del "dis-fare" rema contro. Rema contro l'ambiente, rema contro il Paese, rema contro l'Europa. Il nano-a-cucù ancora una volta non si smentisce, negando, come sempre, sé stesso, professando  a parole l'ottimismo ad oltranza e inducendo, nei fatti, al più profondo pessimismo. Con  quale ottimismo , questi dinosauri della politica e dell'economia, pensano ad un  futuro fatto di centrali nucleari, di centrali a carbone, di inceneritori, di rigassificatori e via dicendo? Certamente con l'ottimismo di chi prospetta lauti affari per sé stesso e per i propri amici, con lo slancio di chi, impegnato a curare i propri interessi,  può  dimenticarsi  di quelli collettivi. Ragionano speculando sul breve periodo incuranti dell'eredità che lasceranno alle future generazioni. Il futuro, anche quello economico, si giocherà su altri piani, non ultimo quello della riqualificazione energetica. Quale ottimismo dovrebbero sfoggiare i tanti cittadini che hanno aderito a questo progetto per sensibilità ecologica, ma anche grazie all'aiuto concreto offerto da quegli  incentivi, da quegli sgravi, che rendevano meno onerosa la realizzazione di queste opere? Ora appare tutto più complesso, ma sopratutto più incerto. Da ora in poi, ma con effetto retroattivo su tutto l'anno 2008, per ottenere gli sgravi occorrerà ricevere l’assenso preventivo dell’Agenzia delle Entrate, che dovrà comunicare al richiedente, entro 30 gg,  l'esito dell'istanza. Vengono inoltre introdotti dei limiti di spesa pari a  82,7 milioni di euro per il 2008, di 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010, che appaiono assolutamente inadeguati e che andranno a beneficio di pochissime ristrutturazioni. Chi ha effettuato gli interventi nel corso del 2008 dovrà inoltrare la richiesta tra il 15 gennaio e il 27 febbraio 2009 e confidare sul fatto che i  fondi non siano già esauriti. Le persone fisiche che hanno effettuato interventi nel 2008 potranno ottenere la detrazione del 36% se non presenteranno istanza all’Agenzia delle Entrate o qualora ottengano un responso negativo.
Quindi il governo delle grandi efficienze scende in campo schierando il peggiore volto della burocrazia, tarpando le ali ad un settore che poteva ancora contare su un intervento di carattere strutturale, trasformandolo in un intervento a tempo ed efficacia ridotta. Ora che si richiedono scelte forti per continuare a garantire iil funzionamento, almeno al regime minimo, della macchina economica, questo governo, al contrario, schiaccia il piede sul freno e rallenta anche uno dei pochi settori in crescita. Si trascurano ancora una volta tutti gli effetti indotti dall'abbandono delle già troppo misere politiche ecologiche. Si trascurano gli effetti sulla salute pubblica, che, anche volendosi attenere ad un avvilente conto economico, ha un notevole impatto sui conti dello Stato. Ma forse, anche in questo caso, i piani sono altri, ed un peggioramento collettivo delo stato di benessere fisico dei cittadini potrebbe essere funzionale all'arricchimento di una sanità che già si immagina fortemente privatizzata. L'Europa va in una direzione e noi, ancora una volta, in quella opposta, ovviamente la peggiore.
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categoria:politica, ambiente, economia
giovedì, 06 novembre 2008
Berlusconi_duceMentre l'America spera, l'Italia si dispera contemplando l'inclemente confronto. Mentre dall'altra parte dell'oceano ci si apre al dialogo, nel nostro Paese si sbattono porte che avevano cominciato ad aprirsi. Torna lo spettro della militarizzazione del territorio, torna l'incubo di uno stato di polizia. Il cavaliere pieno di macchie e di paure rilancia la questione TAV nel peggiore dei modi, riprendendo esattamente là dove aveva lasciato, vanificando così gli sforzi fatti nella direzione di un dialogo aperto con le comunità locali dal precedente esecutivo. Il governo garantirà anche «con l’uso della forza» la realizzazione dei trafori alpini per l'alta velocità tuona il nano fascista dall'Eicma di Milano (il salone del ciclo e motociclo). Il governo non ammetterà altri ritardi nella realizzazione dei trafori alpini e metterà a disposizione «16 miliardi, dopo che la sinistra aveva bloccato i nostri piani e i cantieri come il Frejus, per colpa di Rifondazione Comunista». Il teorema è il solito: non è possibile permettere ad una minoranza di fermare i cantieri, «perchè questo non è espressione diretta di democrazia, va contro ai cittadini, ai viaggiatori e allo Stato». Ovviamente $$ (Super Silvio) mira alla spaccatura del Paese in ottemperanza all'antico principio del divide et impera, disegnando i valsusini come NIMBY (Not In My Back Yard), cittadini egoisti  e incuranti dal bene collettivo. In realtà la questione è estremamente complessa ed è difficile esaurire l'argomento nello spazio di un thread, quindi cercherò di riassumere alcuni degli aspetti più importanti.
Innanzitutto esiste un problema relativo alla domanda di trasporto merci su rotaia che è ampiamente inferiore alla capacità della rete ferroviaria esistente. Le merci viaggianti su rotaia non hanno bisogno di viaggiare a 300 km/h anche in considerazione del fatto che per ottenere velocità così elevate si deve far fronte a costi infrastrutturali sproporzionati rispetto al beneficio. Le gallerie, ad esempio,  costano in modo proporzionale al quadrato del loro raggio. Per garantire la percorrenza ad alta velocità della TAV il diametro dei trafori deve essere ampio altrimenti si produce il cosiddetto effetto ariete. Non è un caso che i treni ad alta velocità trovano largo impiego in quei paesi, come la  Francia, in cui  i costi sono decisamente ridotti grazie alla morfologia del paesaggio, fatto principalmente di pianure e dolci colline. Al contrario in Italia le ferrovie debbono correre su viadotto o in galleria proiettando i costi vertiginosamente in alto.
La Torino-Lione costerà almeno 13 miliardi, l'equivalente di 3/4 ponti sullo Stretto. Per giustificarne l'enorme costo bisogna immaginare flussi di traffico imponenti, molto improbabili vista l'esistenza dei voli low-cost. Da Venezia, Milano, Torino a Parigi la gente va in aereo e non in treno via Lione.
Queste considerazioni ed altre considerazioni sono state fatte da Marco Ponti, uno dei maggiori esperti europei di trasporti e docente al Politecnico milanese, in un intervista rilasciata all'Espresso il 2 dicembre 2005.
Esistono poi valutazioni di carattere ambientale.
Si potrebbe obiettare che spostare il traffico merci da gomma a rotaia produce un sicuro beneficio ambientale. Questo è normalmente vero, ma con la TAV cambiano molti parametri. Bisogna tenere conto del fabbisogno energetico necessario alla realizzazione ed al mantenimento della TAV che, purtroppo, non solo annulla l'apparente vantaggio, ma lo trasforma in uno svantaggio. Un dato molto semplice, ma che restituisce immediatamente l'idea di ciò di cui stiamo parlando, riguarda la movimentazione dei mezzi: è stato calcolato che per la realizzazione della sola tratta nazionale, tra la valle e Torino, si muoverebbero 1150 automezzi al giorno per 24 anni.
Esistono poi problemi legati alla sicurezza dei materiali estratti. La valle è ricca di asbesto (amianto) e uranio con conseguenti problematiche per i lavoratori, per il trasporto e lo stoccaggio di questi materiali. Le caratteristiche climatiche della zona, che vedono i venti spirare dalla valle verso Torino e importanti correnti termiche salire dalla bassa valle verso l'alta valle,  favoriscono la circolazione di particelle, polveri e gas nocivi derivanti dallo scavo, dal trasporto e dallo stoccaggio del materiale di scavo che circolerà liberamente nel territorio dalle quote più basse a quelle più alte.
Non sono neppure trascurabili i disagi derivanti dall'inquinamento acustico che aumenterà prima per effetto dei cantieri poi per il passaggio dei convogli ad alta velocità.
Tutto questo avrebbe un notevole impatto sulla salute pubblica. I medici dopo l'analisi dei dati denunciano il rischio per la popolazione di asbestosi, carcinoma polmonare, mesotelioma, linfoma, tumori e leucemia infantile, ma anche malattie quali ipertensione e disturbi del sonno.   
Non meno importanti le questioni relative ai possibili dissesti idrogeologici che, come dimostra l'esperienza, sono tutt'altro che trascurabili e che possono avere ripercussioni devastanti. Troppo spesso in Italia si è trascurato questo aspetto, salvo ritrovarsi sempre a piangere sulle conseguenze di scelte scellerate e dettate da interessi sempre poco chiari.
Esistono ancora tutta una serie di considerazioni sull'impatto economico negativo che i lavori avrebbero sulla valle (deprezzamento terreni e case, espropri, aumento di incidenti dovuti alla presenza permanente di cantieri, mancato ripristino dell'esistente...).
E' chiaro che accusare gli abitanti della Valle di Susa di essere NIMBY è strumentale e lo dimostra il fatto che sulla valle insistono due strade statali, una ferrovia e un'autostrada. Questo si traduce in una densità ferroviaria che è del 50% superiore alla media nazionale, mentre quella autostradale è 3,5 volte superiore alla media nazionale. Insomma questa valle ha già dato. Liquidare il problema declassandolo a sindrome NIMBY è solamente indice di incapacità, o di assenza di la volontà, nell'analizzare i dati. La Valle di Susa non può sopportare gli enormi impatti derivanti da un’opera faraonica inutile, che creerà soltanto danni irrimediabili all'ambiente e alle persone e che avrà una ricaduta economica negativa su tutto il Paese.
Tanto per gradire ecco due immagini della valle a  trent'anni di distanza l'una dall'altra. Domani come sarà?



Per chi volesse approfondire molta documentazione è disponibile in questo sito
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categoria:politica, ambiente, economia, societÃ