lunedì, 23 febbraio 2009
Il PD è ripartito esattamente da dov'era. Non c'è accordo interno su un tema fondamentale come quello del testamento biologico. Rutelli, che si sente furbo, e che da antico radicale si è ritrovato clericale, propone la terza via: l'idratazione e nutrizione artificiale possono essere rifiutate solo in modo esplicito. Quindi bisognerebbe suggerire a coloro che sono in coma irreversibile di svegliarsi almeno per un momento, possibilmente in presenza di molti testimoni, per manifestare la propria volontà. Fantastico. Ovviamente sono su posizioni opposte i laici della coalizione, che,attraverso le parole di D'Alema, sostengono che  "l’idea che una persona possa essere obbligata dalla legge a subire trattamenti che non desidera, è un’idea che non ha eguali in nessun paese civile, e speriamo che possa essere evitata ai cittadini italiani".

Speriamo che Franceschini possa mettere tutti d'accordo, ma nel frattempo la maggioranza irride alla minoranza attraverso le parole di Sacconi che beffardo si prende gioco dell'opposizione che, a suo dire,  «riconosce infatti la tesi da sempre sostenuta da governo e maggioranza: idratazione e alimentazione corrispondono a bisogni vitali della persona e non sono quindi terapie. Sembra peraltro permanere un incomprensibile salto logico per cui "eccezionalmente", sulla base comunque di una volontà espressa dalla persona, sarebbe possibile interrompere acqua e cibo. È ben vero che anche in base a questa tesi Eluana Englaro non avrebbe potuto essere condotta a morte perchè il provvedimento giudiziario si è fondato su una volontà presunta e non espressa».

Interessante poi notare come nella maggioranza una sua consistente parte, quella che propugna l'autodeterminazione dei padani, non si senta altrettanto in dovere di propugnare l'autodeterminazione degli individui. Singolare.

Lo sconcerto è ancora maggiore quando ci si accorge che il monito più deciso ci giunge da dove l'eutanasia la si è praticata. Micromega ha pubblicato sul numero 5/2007 un saggio di Lina Pavanelli dal titolo: "La dolce morte di Karol Wojtyla". In sintesi, l'autrice analizzando i fatti noti ha ricostruito il periodo finale della malattia del pontefice giungendo alla conclusione che la morte avvenne per sospensione dell'alimentazione, cosa che ovviamente contrasta fortemente con le norme espresse nei testi ufficiali della Chiesa cattolica.

Non solo è sempre più difficile essere artefici del proprio destino, a meno che non si ricorra alla pratica del leccaculismo da sempre in voga nel nostro Paese, ma che ora sta conoscendo momenti di nuovo vigore, ma ci viene negato anche il diritto di restare padroni della nostra fine. Qui non parliamo di suicidio, ovviamente, ma di eutanasia, di una pratica che dovrebbe essere regolamentata, ma accessibile a tutti. Nella generale ipocrisia si nasconde il fatto più evidente: questa pratica è concessa solamente ai potenti ed ai ricchi, a coloro insomma che possono concedersela.  La dolce morte viene negata al popolo in nome di ideali calpestati dai loro stessi sostenitori.

Non ritengo sufficiente la norma sul testamento biologico. E' un primo passo, ma l'obiettivo deve essere l'eutanasia concessa a tutti coloro che soffrono senza alcuna speranza. Nella disperazione. Il diritto alla dignità nel momento ultimo dell'esistenza non può essere ad appannaggio dei pochi.
postato da: SostienePereira alle ore 18:57 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    24 Febbraio 2009 - 11:06
 
Se non divorziano tra teodem e laici questi continueranno a battere la testa contro un muro di gomma.
Perché in Italia non possiamo andare al referendum su una materia delicata come l'eutanasia?
Hai ragione quando dici che è una pratica riservata agli eletti. Tutta ipocrisia.

MaxVinnara
utente anonimo

#2    24 Febbraio 2009 - 12:06
 
E' un tema molto difficile. Credo che comunque serva una legge piuttosto flessibile, che permetta ai diversissimi casi italiani di poter trovare una regolamentazione. Purtroppo mi rendo conto che non è facile, è veramente un campo minato. Ma penso che bisogna colmare questo vuoto normativo.
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categoria:etica, politica