Eluana è deceduta alle 20.10 nella clinica La Quiete di Udine dove era ricoverata. Le lacrime di Beppino Englaro, il papà, all'uscita dalla clinica ci raccontano della tremenda tragedia di un padre dilaniato da due sentimenti d'amore antitetici. Quella scelta tremenda, vilmente strumentalizzata da chi il dolore non lo conosce, ma lo usa per la propria propaganda elettorale, ha spezzato il cuore di quest'uomo, che si è dovuto caricare addosso la croce tremenda di una scelta dilaniante. Nessun genitore vorrebbe sopravvivere ai propri figli. Come possono pensare questi quattro buffoni della politica da due soldi di profferire una sola parola su una simile tragedia intimamente umana?
Eppure, neanche la morte, quella di fronte alla quale una volta ci si levava il cappello in silenzio, riesce a portare la dignità nel nostro Parlamento, popolato di esseri microcefali che della moralità sanno solo farne un falso vessillo politico, buono per tutte le stagioni. Giunta la notizia del decesso di Eluana in Parlamento, dove era in corso un animato dibattito sul ddl, dai banchi del centrodestra si è levato un coro, «assassini» all'indirizzo dei rappresentanti del centrosinistra. Vorrei sapere quanti di quegli sguaiati urlatori nutrano un reale e genuino interesse per la vicenda umana della famiglia Englaro. Vorrei sapere quanti di quei pagliacci abbiano mai pensato a Eluana come donna e come essere umano prima ancora che come argomento per una battaglia politica. Sbigottisco poi di fronte alla sceneggiata improvvisata (o forse preparata già da tempo) dal vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, che ha scagliato il microfono in terra urlando in lacrime: «Eluana non è morta, è stata ammazzata». Sì, la memoria di Eluana è stata ammazzata da chi ha strumentalizzato la sua morte, e l'ha tradotta in uno spettacolo da teatro di periferia. Vergogna! E si vergogni anche l’opposizione, che altro non è se non l’altra faccia della maggioranza, che non ha saputo far di meglio che fischiare. Così, inevitabilmente, l’epilogo non poteva che essere una rissa da stadio. Plaudiamo a questi paladini della dignità e a tutti coloro che li voteranno nuovamente.
Lontani dai banchi della vergogna, ci si accorge di quanto breve sia stata la storia di Eluana una volta spezzato quel cordone ombelicale artificiale che manteneva in vita le sue cellule. Le strumentalizzazioni di ieri svaniscono in un attimo ed i piazzisti della vita, quelli che la vita la difendono a parole, ma mai nei fatti, appaiono beffati da quell’anima che sembra averci voluto indicare quanta fretta avesse di fuggire da una prigione di carne morta, per ritrovare la libertà lungamente negata, finalmente lontana da quelle spoglie che anche la chiesa pare voler difendere più dell’anima stessa.
Ci piace immaginare che quel sorriso usato come arma di ricatto morale in questi giorni, ora sia potuto tornare in qualche modo ad essere. Ora, Eluana, sei finalmente libera.

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