Qual'è il volto della vera Italia: quello di chi difende la vita e la salute o quello di chi, viceversa, affossa questi diritti fondamentali? La confusione nasce dalle notizie che giungono in questi giorni. Da un lato il caso di Eluana Englaro, di cui ci siamo occupati ieri, dall'altro il caso dell’emendamento della Lega votato in aula, che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. Del resto i presagi erano evidenti già nelle parole di uno dei più importanti ministri della Repubblica, quello degli Interni, che ha sostenuto la necessità di "avere il coraggio di essere cattivi con i clandestini". Qualcuno potrà obiettare che non ci sono attinenze. E invece sì.
Ripartiamo da dove avevamo interrotto il discorso sulla clandestinità (vedi qui).
Sappiamo quanto sia sempre stato fondamentale per il controllo del potere individuare un nemico verso cui indirizzare l'odio dei governati. Il nemico interno è colui su cui si possono scaricare le colpe dei propri insuccessi, è colui verso il quale è possibile indirizzare i malumori del popolo. Il nemico interno come paradigma del male. Poco importa se sia reale o frutto di un'abile costruzione. Da qui l'importanza di dare un volto al nemico della società: il clandestino.
Un'Italia che non include, ma esclude, necessita di una giustificazione morale. Ecco allora che il clandestino, che non ci stancheremo mai di ripeterlo, non è il criminale per antonomasia come si vorrebbe far credere, individuato come nemico, può essere oggetto di quella che finalmente, senza più parafrasare, la politica può chiamare cattiveria. La cattiveria diventa istituzionalizzata, decretata, normata. Si decide dunque di non prestare più soccorso al nemico, di negargli quello che non è un diritto di cittadinanza, ma un diritto della persona: le cure sanitarie. Così, tragicamente, il cerchio si chiude. Gli stessi che affermano l'ineluttabile necessità della cattiveria di stato, ritengono inumano lasciare andare in pace un essere tenuto in vita artificialmente da 17 anni. Una "non vita" contro migliaia di vite. Morte con morte.
Un problema di relatività. La "non vita" di un cittadino vale molto più di migliaia di vite di clandestini. O, forse, più semplicemente e cinicamente, tutto si gioca sul calcolo elettorale delle preferenze a cui vengono assecondati principi fondanti della dignità umana, principi che differenziano la cività dalla barbarie.
A coloro che comunque restano convinti della bontà delle scelte egoistiche di questa scellerata maggioranza, va il mio invito a riflettere, egoisticamente ovviamente, sulla propria salute e le proprie tasche.
Cosa succederebbe se un clandestino (perché sia ben chiaro che questo provvedimento accresscrà solamente il fenomeno e non lo combatterà) appestato accidentalmente entrasse in contatto con i vostri figli?
O più banalmente se iniziassero a diffondersi malattie, non necessariamente gravi o mortali, ma che inevitabilmente alzerebbero il costo della spesa sanitaria nazionale?
Beh, credo che questo sia il giusto prezzo da pagare per le scelte immorali di un paese incivile.
postato da: SostienePereira alle ore 12:45 | Permalink | commenti (3)
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