venerdì, 19 dicembre 2008
Berlu_AmericaPeccato, non hanno trasmesso a reti unificate lo show più esilarante dell'anno. Il cabarettista che gode della più ampia platea del mondo ieri è andato in scena, ma questa volta per pochi intimi, ben scelti.  Alla conferenza degli ambasciatori tenutasi alla Farnesina, il nano-a-cucù  butta le mani avanti fin da subito annunciando che se dirà cose strane è per colpa dei farmaci che è stato costretto ad assumere a causa di un fastidioso mal di schiena. In realtà è pieno di verve e animerà una delle serate migliori della sua tourné annuale. Inizia con l'ambasciatore a Washington, Gianni Castellaneta, dicendogli che se lo aspettava abbronzato e che lui si è adeguato avendo un orologio con l'effige di Obama. Brillante nel cogliere i fatti del giorno,  scherza sul malore accusato dalla Marcegaglia dopo aver bevuto un bicchiere d'acqua, informando dapprima il pubblico di star bene non avendo ancora bevuto acqua, e poi, con un "atto di fiducia nella diplomazia italiana",  si produce nel colpo di scena bevendo un bicchiere d'acqua. Geniale. Potrebbe far concorrenza a Crozza, il quale, se da una parte dichiara che il "democrate" (passatemi il neologismo) è fonte di ispirazione inesauribile, dall'altra inizia a provare qualche inquietudine per la frequenza sempre più alta con cui questi va in scena: non vorrà mica dedicarsi a tempo pieno a questo mestiere? Scherza sull'evasione fiscale, argomento che da sempre gli procura tanta allegria e su cui la battuta gli riesce facile, fin da quando, ovviamente scherzando, disse che l'evasione fiscale è un dovere civile. Prosegue il suo spettacolo narrando di una Fed comunista avversa al capitale (e questa sì che fa ridere), e di un Ciampi invidioso dell'interim al Ministero degli Esteri del presidente del consiglio. Poi sposta l'attenzione sul suo insuperabile operato (altre risate a crepapelle) e sul suo galattico gradimento: da una rilevazione di Sorrisi e Canzoni le sue esibizioni conquistano lo share più alto, il 72%. Rivolto a Letta (quello suo) in un momento di lucidità e onestà (ecco l'effetto del farmaco) gli dice : "fai schifo". Il nano-a-cucù non sopporta il fatto che ogni qualvolta chiami telefonicamente il suo collaboratore per commentare una notizia apparsa sui giornali lui l'abbia già anticipato, come deduce dal fatto che l'altro, alzando la cornetta, risponda: "Letta". Infine l'apoteosi delle risate arriva alla sottile battuta: "Brunetta è un gran ministro". Una grande battuta: comunque la leggi fa sempre ridere, una scelta da vero maestro, da uno che conosce il proprio mestiere e vi si impegna con dedizione. Un grande show per un piccolo-grande clown. Una vera iniezione di ottimismo sopratutto dopo aver scoperto che la metà delle ricchezze dell'Italia è in mano al 10% degli italiani e che, probabilmente, di quel 10% lui costituice una larga percentuale.
Purtroppo, ma capita sempre, ci sono i contestatori quelli a cui lo spettacolo non piace, quelli che non capiscono che non sanno stare al passo con i tempi, i coglioni, insomma. Tra questi qualcuno è così incazzato che ha inviato ai carabinieri di Arcore una lettera minatoria indirizzata all'arzillo cabarettista. Il sospetto però rimane: che stia studiando un'eclatante finale alla "Quinto potere"?
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categoria:politica, satira
giovedì, 18 dicembre 2008
Da qualche giorno avrete potuto notare un rallentamento delle attività sul blog. Sapete che non amo adottare la tecnica del taglia e incolla di articoli che comunque sono disponibili in mille altri luoghi della rete, e quindi per alimentare queste pagine la sera devo dedicarmi alla stesura dei post. In questi giorni sono fortemente impegnato su un nuovo progetto che mi sta assorbendo totalmente non lasciandomi spazio per altro. Alcuni di voi sanno già di cosa sto parlando altri lo sapranno a breve. Abbiate pazienza,  aprirò dei thread generici in cui potrete, se vorrete, inserire i vostri spunti di riflessione per dialogare con gli altri amici. Al momento più di questo non riesco a fare.
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categoria:blog
mercoledì, 17 dicembre 2008
A proposito di questione morale...


Dal Corriere della Sera :

Quattro anni e otto mesi. È la condanna chiesta per l'avvocato David Mills dal pm Fabio De Pasquale che ha tenuto la sua requisitoria davanti ai giudici della X Sezione penale del tribunale di Milano. Secondo l'accusa Mills agì «con la paura del colpevole» quando il fisco inglese si interessò a quei 600 mila dollari che il legale avrebbe ricevuto da Silvio Berlusconi per rilasciare dichiarazioni non veritiere nell'ambito di due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza.

«RAPPORTO DI SUDDITANZA» - «Non fu una corruzione occasionale, Mills aveva un rapporto di sudditanza e dipendenza economica con Silvio Berlusconi e il suo gruppo - ha detto De Pasquale -. Ha preso tanti soldi per dire il falso nei processi a carico di Berlusconi». Un rapporto di «sudditanza e dipendenza economica» che, secondo il pm, comincia nel 1995 e va avanti fino al 2004. Il pm ha sottolineato come Mills abbia avuto in tutta questa vicenda un «comportamento particolare» così come «è particolare il suo ruolo di avvocato d'affari». La difesa dell'imputato parlerà a gennaio, quando ci sarà anche la sentenza. L'accusa a suo carico è di corruzione in atti giudiziari; reato ipotizzato anche per il presidente del Consiglio, ma la sua posizione è stata stralciata in attesa che la Consulta decida sull'ammissibilità del lodo Alfano.


Non stupisce certamente il rapporto di sudditanza e dipendenza economica di Mills verso il nano-a-cucù, lo stesso di cui "godono" tutti i suoi sodali, compresi quelli di "Roma ladrona" trasformatasi in "Roma poltrona".

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categoria:politica, giustizia
martedì, 16 dicembre 2008
vauro_berlusca_democraziaNella vita le sconfitte dovrebbero portarci a riconsiderare le nostre azioni, dovrebbero spingerci alla riflessione e infonderci la voglia di un riscatto. Oggi ci appare terribile la sconfitta in Abruzzo, ma non quella assolutamente preannunciata del PD, che non fa certo notizia in considerazione di tutti i presupposti in cui è maturata, quanto piuttosto quella che appare come un lento, ma inesorabile, declino della democrazia.  La vera sconfitta l'ha subita il popolo, ipotecando quella democrazia che dovrebbe gelosamente custodire a propria tutela.  E' il dato relativo alla partecipazione al  voto a lasciare l'amaro in bocca, è lo sgomento che si prova immaginando che solamente la metà degli aventi diritto ha espresso la propria preferenza, a turbare. Non cadrò nella trappola dell'attribuzione virtuale degli ipotetici voti degli astenuti ad uno o all'altro schieramento, questo sterile giochetto lo lasciamo fare ai nostri politicanti, no, io li attribuisco tutti alla stanchezza, al disinnamoramento, al disincanto della società civile di fronte all'espressione della politica nel nostro Paese. Un dato netto e chiaro che non solo non preoccupa  il nano-a-cucù, ma che anzi rafforza ed è  funzionale al perseguimento della sua idea di regime democratico. E il nano-duce, proprio per consolidare la supremazia delle sue idee, approfitta dell'occasione per cercare di infliggere un altro colpo mortale all'opposizione attribuendo la sconfitta del PD all'alleanza con Di Pietro. Ed è proprio quest'ultimo a cadere nella trappola tesa dalla maggioranza, probabilmente per un mero calcolo elettorale, regalandogli dichiarazioni pepate all'indirizzo di Veltroni. Il PD, dal canto suo, reagisce male ricorrendo al ridicolo tentativo di autodifesa sulla questione morale, sfoderando l'ormai logoro teorema  sul numero di deputati del Pdl che ha problemi con la giustizia.  Sbagliata nella sostanza, questa sorta di giustificazione non regge al confronto con i cittadini, che sono stufi di tentare di operare improbabili distinguo non sempre facili da sostenere neppure con sé stessi al momento del voto. La questione è un'altra, molto più complessa, molto più difficile da affrontare, e riguarda un'idea, una percezione, una volontà dl rinnovamento etico e culturale di questo Paese. L'Italia appare ormai assuefatta all'archetipo sociale che il berlusconismo ha diffuso, come un veleno mortale, tra i suoi cittadini, creando la diffusa convinzione, o meglio percezione, che comunque sia possibile vivere ai margini della legalità purchè non si appaia brutti, sporchi e cattivi. La questione morale non è cosa esclusiva dei partiti, magari lo fosse, è un problema che investe l'intera società, che riguarda i cittadini in prima persona, chiamati a ritrovare la forza dell'indignazione e l'orgoglio della dignità. Grande amarezza si prova ad osservare un  Paese che pare incapace di un simile fremito, incapace di liberarsi dal giogo mediatico che lo vuole cittadino spettatore e consumatore.
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categoria:politica, attualità
lunedì, 15 dicembre 2008
inceneritoreDa un po' di tempo nel nostro Paese è in atto un'offensiva mediatica volta a dimostrare il vantaggio economico e l'innocuità per la salute pubblica degli inceneritori. Già da anni, con un capovolgimento linguistico che li ha magicamente trasformati da inceneritori in termovalorizzatori, si cerca di trasmetterne un'idea positiva. Negli ultimi tempi si  sta cercando di compiere un ulteriore un salto di qualità, utilizzando ogni mezzo disponibile, articoli, trasmissioni televisive, dibattiti, per infondere false sicurezze nell'opinione pubblica. Veri e propri comitati d'affari spingono il piede sull'acceleratore affinché si possano mettere al più presto le mani sul ricco bottino, e ce n'è per tutti meno che per i cittadini ai quali, come sempre, viene lasciato l'ingrato compito di pagare il conto. Gli inceneritori sono quegli impianti di smaltimento dei rifiuti che bruciandoli ne riducono il peso ed il volume. Circa il 30% del peso dei rifiuti in entrata si ritrova a fine ciclo in forma di ceneri, ma come la fisica insegna "niente si crea né si distrugge, ma tutto si trasforma", così la parte della materia che non si ritrova in uscita viene emessa nel corso del processo.
L'argomento è molto complesso e articolato e non abbiamo certo la pretesa di esaurirlo in un post, ma come al solito ci interessa aprire uno spazio di riflessione, quindi in estrema sintesi vediamo i punti che rendono deprecabile la costruzione e l'impiego di questi mostri:

  • rischio sanitario : molti degli inquinanti emessi come le diossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L’esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori. Il mercurio, sotto forma di vapore, è dannoso al sistema nervoso centrale ed i suoi composti inorganici agiscono anche a basse concentrazioni. I costi sanitari derivati non sono mai conteggiati nelle analisi economiche relativi agli impianti di incenerimento.
  • rischio ambientale : le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via diretta o indiretta inquinano l’aria, il suolo e le falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare le dispersioni atmosferiche, la natura della maggior parte degli inquinanti emessi è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione. Inoltre la loro caratteristica di resistenza alla degradazione naturale ne determina un progressivo accumulo nell’ambiente.
  • discariche: nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discarica per rifiuti speciali, più costose e pericolose.
  • emergenze: la costruzione di un impianto di incenerimento richiede diversi anni di lavoro (almeno 4-6 anni) e pertanto non può essere considerato una soluzione all’emergenza per i rifiuti.
  • costi economici: sono impianti altamente costosi (almeno 60 milioni di euro) e a bassa efficienza che necessitano di un apporto di rifiuti giornaliero e continuo, in netta opposizione ad ogni intervento di prevenzione della loro produzione e pericolosità, principi che sono alla base della gestione dei rifiuti dell’Unione europea.
  • raccolta differenziata: in Italia la raccolta differenziata si attesta su una percentuale irrisoria la cui crescita è fortemente penalizzata  dal ricorso alla combustione.
  • occupazione: la costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private.
  • recupero energetico:  il risparmio di energia che si ottiene dal riciclare più volte un materiale o un bene di consumo è molto superiore all’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti. La plastica, che rappresenta circa l’11% in peso dei rifiuti urbani, è l’unica frazione merceologica la cui combustione è più vantaggiosa del riciclaggio: ciò è dovuto al suo elevato potere calorifico (ottimo per il processo di incenerimento) e allo scarso valore commerciale della plastica riciclata (un materiale plastico riciclato, infatti, può essere utilizzato una sola volta ed esclusivamente in applicazioni minori, come l’arredo urbano, fibre tessili e materiali per l’edilizia).
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categoria:ambiente
venerdì, 12 dicembre 2008
clandestinoClandestino è una parola che nell'immaginario collettivo si carica di significati strettamente legati a delinquenza. Da clandestino è morto il ragazzino tredicenne afghano travolto da un camion a Mestre. Non si sa ancora molto su di lui, salvo che aveva con sé una banconota nuova di zecca dell'Afghanistan, e degli appunti scritti in arabo. Se sei clandestino, sei vittima del pregiudizio, eppure la clandestinità non è una scelta, è una necessità. Questo bambino fuggiva dalla morte, fuggiva dalle persecuzioni, fuggiva dalla fame, fuggiva dal terrore con la speranza di correre incontro a un'esistenza dignitosa, disposto ad attraversare migliaia di chilometri in condizioni disumane pur di raggiungere, o quantomeno di cercare di afferrare, quell'unica speranza di una vita dignitosa. Clandestino, ovvero la negazione ad essere una persona, l'impossibilità di essere riconosciuto come un individuo con il suo carico di diritti e doveri, condannato ad essere fantasma tra i fantasmi. E' questa condanna preventiva, senza appello, a risultare eticamente inaccettabile. Un marchio appiccicato come segno di infamia a chi non ha neppure diritto ad una identità che rende disumana questa parola. Un termine con cui costruiamo un recinto simbolico intorno agli emarginati della terra, con cui li releghiamo in un ghetto di misera esistenza, con cui li obblighiamo ad un'eterna rincorsa verso la  dignità. Una corsa vana verso un'idea sbagliata del mondo che troveranno, un mondo oramai svuotato di senso morale, svuotato di senso della solidarietà, dove  i più fortunati potranno trovare al più tolleranza.  Un mondo in cui si muore senza cittadinanza anche se bambini, senza pietà, lontani dagli affetti, lontani dalla propria terra, estirpati dai propri usi, dalle proprie tradizioni. Bisogna crescere in fretta, spesso troppo in fretta, così in fretta da chiudere in modo drammaticamente rapido il ciclo di un'esistenza negata.
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categoria:etica, società
venerdì, 12 dicembre 2008
Tratto da Archivio '900:

12 dicembre 1969

un ordigno contenente sette chili di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti.
Nei giorni successivi alla strage, solo a Milano, sono 84 le persone fermate tra anarchici, militanti di estrema sinistra e due appartenenti a formazioni di destra.
Il primo ad essere convocato è il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, chiamato in questura lo stesso giorno dell’esplosione. Dopo tre giorni di interrogatorio non viene contestata, a Pinelli, nessuna imputazione eppure non viene comunque rilasciato. Ad interrogarlo è il commissario Calabresi il quale guida l’inchiesta sulla strage.

15 dicembre 1969,

tre giorni dopo l’arresto, Pinelli muore precipitando dalla finestra della Questura. La versione ufficiale parla di suicidio, ma i quattro poliziotti e il capitano dei carabinieri Lo Grano, presenti nella stanza dell’interrogatorio al momento della morte del ferroviere, saranno oggetto di un’inchiesta per omicidio colposo. Verrà poi aperto nei loro confronti un procedimento penale per omicidio volontario. Nei confronti del Commissario calabresi, che non si trovava nella stanza ,si procederà per omicidio colposo. Tutti gli imputati verranno poi prosciolti nel 1975, perché "il fatto non sussiste".
Intanto gli inquirenti continuano a seguire la pista anarchica.


16 dicembre 1969

Viene arrestato Pietro Valpreda appartenente al gruppo 22 Marzo, il quale viene accusato di essere l’esecutore materiale della strage. La conferma di tali accuse è data da un tassista, Cornelio Rolandi , che racconta di aver portato Valpreda il 12 dicembre sul luogo della strage e da Mario Merlino anch’egli militante nel gruppo 22 marzo, che però si scoprirà poi essere un neofascista infiltrato dai servizi segreti.
Mentre si prosegue ad indagare negli ambienti anarchici, si scopre che le borse utilizzate per contenere l’esplosivo sono stata acquistate a Padova e che il timer dell’ordigno proviene da Treviso. Da questi indizi si arriverà dopo più di un anno ad indagare anche negli ambienti di eversione nera.
I primi neofascisti ad essere individuati come coinvolti nell’attentato sono Franco Freda e Giovanni Ventura. Freda nasce ad Avellino e vive a Padova dove milita nella gioventù missina alle superiori e nel Fuan all’università. Abbandonerà poi l’Msi per aderire all’organizzazione Ordine Nuovo guidata da Pino Rauti. Grande ammiratore di Hitler ed Himmler è convinto sostenitore della supremazia della razza ariana. Ventura nasce a Treviso, milita nell’Azione cattolica e poi nell’Msi. È amico di Freda e come lui ha una formazione ideologica di stampo neonazista. Adesso la pista che si segue è quella nera, e l’indagine coinvolge nuovi personaggi come Guido Giannettini appartenente al Sid esperto e studioso di tecniche militari. Il suo nome viene coinvolto nelle indagini dopo le dichiarazioni di Lorenzon, un professore di Treviso amico di Giovanni Ventura, il quale riferisce al giudice Calogero alcune confidenze fattegli da Ventura circa gli attentati dinamitardi avvenuti i quel periodo. Lorenzon prende questa iniziativa il 15 dicembre ‘69, giorno in cui si reca dall’avvocato Steccarella, a Vittorio Veneto, dove stende un memoriale che poi verrà consegnato alla magistratura. Valpreda si trova ancora in carcere quando nel 1971, si scopre per caso un arsenale di munizioni NATO presso l’abitazione di un esponente veneto di Ordine Nuovo. Tra le armi ritrovate sono presenti delle casse dello stesso tipo di quelle utilizzate per contenere gli ordigni deposti in Piazza Fontana. Quell’arsenale era stato nascosto da Giovanni Ventura dopo gli attentati del 12 dicembre ’69. I magistrati scoprono inoltre che il gruppo neofascista si riuniva presso una sala dell’Università di Padova messa a disposizione dal custode Marco Pozzan, anch’egli esponente di Ordine Nuovo e fidato collaboratore di Franco Freda.


23 febbraio 1972

inizia a Roma il primo processo per la strage, che vede come principali imputati Valpreda e Merlino. Il processo verrà poi trasferito a Milano per incompetenza territoriale ed infine a Catanzaro per motivi di ordine pubblico.


3 marzo 1972

Freda e Ventura vengono arrestati e con loro finisce in manette anche Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, su mandato del procuratore di Treviso, con l’accusa di ricostituzione del partito fascista, e perchè implicato negli attentati del’69 e nella strage di piazza Fontana. L’inchiesta è in mano ai magistrati milanesi D’ambrosio e Alessandrini, i quali decidono di rimettere in libertà Pino Rauti senza far cadere i capi d’accusa, per evitare che se Rauti fosse eletto deputato i fascicoli passassero ad una commissione parlamentare. Dalle indagini emerge sempre più chiaramente un collegamento fra Servizi segreti e movimenti di estrema destra. È infatti alla fine del 1972 che uomini del Sid intercettano il Pozzan , latitante dal giugno dello stesso anno, quando fu emesso nei suoi confronti un mandato di cattura per concorso nell’attentato di piazza Fontana, e dopo averlo sottoposto ad un interrogatorio ed avergli fornito un passaporto falso lo hanno fatto espatriare in Spagna. Il Sid interviene anche per Ventura all’inizio del 1972, quando questi, detenuto nel carcere di Monza, sembra voler cedere e rivelare alcune informazioni sulla strategia della tensione, gli viene fatta avere una chiave per aprire la cella e delle bombolette di gas narcotizzante per neutralizzare le guardie di custodia permettendogli la fuga. Siamo adesso alla volta di Giannettini, il quale, legato al Sid da un rapporto di collaborazione, dopo essere stato sospettato di coinvolgimento nella strage, viene indotto ad espatriare in Francia dove continuerà ad essere stipendiato dal Servizio.


20 ottobre 1972

Tre avvisi a procedere , per omissione di atti d’ufficio nelle indagini sulla strage di piazza Fontana, sono inviati a Elvio Catenacci, dirigente degli affari riservati del Ministero degli interni, al questore di Roma Bonaventura Provenza e al capo dell’ufficio politico della questura di Milano Antonino Allegra.


29 dicembre 1972

Torna libero Pietro Valpreda. Viene infatti approvata una legge che prevede la possibilità di accordare la libertà provvisoria anche per i reati in cui è obbligatorio il mandato di cattura.


18 marzo del 1974

Il processo riprende a Catanzaro il ma dopo trenta giorni ci sarà una nuova interruzione per il coinvolgimenti di due nuovi imputati: Freda e Ventura.


Catanzaro, 27 gennaio 1975

Al terzo processo sono imputati sia gli anarchici che i neofascisti. Anche questo procedimento viene interrotto, dopo un anno, per l’incriminazione di Giannettini


Catanzaro, 18 gennaio 1977

Gli imputati sono: neofascisti, Sid e anarchici.
La sentenza: ergastolo per Freda, Ventura e Giannettini, assolti Valpreda e Merlino.
Gli imputati condannati con la prima sentenza verranno poi assolti tutti in appello, ma la Cassazione annullerà la sentenza proscioglierà Giannettini e ordinerà un nuovo processo.


Catanzaro, 13 dicembre 1984

inizia il quinto processo che vede come imputati Valpreda, Merlino, Freda e Ventura. Tutti assolti. La sentenza è confermata dalla Cassazione.


Catanzaro, 26 ottobre 1987

Al sesto processo gli imputati sono i neofascisti Fachini e Delle Chiaie.


20 febbraio 1989

gli imputati vengono assolti per non aver commesso il fatto


1990

le indagini riaperte dal Pubblico Ministero Salvini subiscono una svolta decisiva. Delfo Zorzi, capo operativo della cellula veneta di ordine Nuovo, per sua stessa ammissione, è l'esecutore materiale della strage. Zorzi dopo l’attentato riparò in Giappone dove tuttora vive protetto dal governo Nipponico che ha sempre rifiutato di concedere l’estradizione del neofascista.


5 luglio 1991

la sentenza di assoluzione per fachini e Delle Chiaie viene confermata dalla Corte d’assise d’appello di Catanzaro.


11 aprile 1995

a conclusione di quattro anni di indagini svolte sull' attivita' di gruppi eversivi dell' estrema destra a Milano, un' inchiesta parallela a quella sulla strage di Piazza Fontana, il giudice istruttore Guido Salvini rinvia a giudizio Giancarlo Rognoni, Nico Azzi, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Carlo Digilio e Ettore Malcangi e trasmette a Roma gli atti riguardanti Licio Gelli per il reato di cospirazione politica per il quale, comunque, non si potra' procedere perche' il gran maestro della Loggia P2 non ha avuto l' estradizione dalla Svizzera per questo reato.


17 maggio 1995

arrestato l' ex agente della Cia Sergio Minetto.


10 novembre 1995

Il tg di Videomusic dice che il giudice Salvini 'si e' formato l' opinione' che l' autore della strage sarebbe Delfo Zorzi. Il giudice protesta per la fuga di notizie.


23 luglio 1996

arrestati Roberto Raho, Pietro Andreatta, Piercarlo Montagner e Stefano Tringali, accusati di favoreggiamento personale aggravato.


14 giugno 1997

il gip Clementina Forleo emette due ordini di custodia, uno per Carlo Maria Maggi, l'altro, non eseguito, nei confronti di Delfo Zorzi, da vari anni imprenditore in Giappone.


21 maggio 1998

La Procura di Milano chiude l'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana (21 dicembre 1969 alla Banca dell'Agricoltura) e deposita la richiesta di rinvio a giudizio per otto persone, tra cui: Carlo Maggi, il medico veneziano a capo di Ordine Nuovo nel Triveneto nel 1969; Delfo Zorgi, neofascista di Mestre oggi miliardario in Giappone; Giancarlo Rognoni, milanese, allora a capo della '?Fenice''; Carlo Digilio, esperto di armi e esplosivi in contatto anche con i servizi segreti, che e' l'unico 'pentito' dell'inchiesta; e i due ex appartenenti ad Ordine Nuovo Andreatta e Motagner, accusati di favoreggiamento. I magistrati della procura milanese hanno tenuto aperto uno 'stralcio' riguardante Dario Zagolin, che secondo alcune testimonianze sarebbe stato in contatto con Licio Gelli, presunto stratega dei progetti golpisti che avrebbero fatto da sfondo alle stragi di quegli anni, e un altro riguardante la 'squadra 54', un nucleo speciale di quattro poliziotti dell' Ufficio Affari riservati del Viminale, spediti a Milano nei giorni dell'attentato di Piazza Fontana.


13 aprile 1999

con una serie di eccezioni preliminari comincia l'udienza preliminare del processo d'appello.


8 giugno 1999

il gip Clementina Forleo rinvia a giudizio l'imprenditore Delfo Zorzi, latitante in Giappone, il medico Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, presunti responsabili, a vario titolo, di aver organizzato ed eseguito la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e Stefano Tringali con l'accusa di favoreggiamento nei confronti di Zorzi.


16 febbraio 2000

comincia in seconda sezione della Corte d' Assise di Milano il nuovo processo, ma la prima udienza dura solo 20 minuti per lo sciopero degli avvocati.


1 luglio 2001

la Corte di Assise di Milano condanna all' ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Prescrizione per Carlo Digilio, esperto d'armi e collaboratore della Cia: ha collaborato e la corte gli ha riconosciuto le attenuanti generiche.


19 gennaio 2002

 Depositate le motivazioni. I pentiti Digilio e Siciliano sono credibili.


6 luglio 2002

Muore Pietro Valpreda, 69 anni, il ballerino anarchico che fu il primo accusato per la strage.


16 ottobre 2003

 A Milano comincia il processo presso la Corte d'assise d'appello.


22 gennaio 2004

Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale chiede la conferma della sentenza di primo grado e invita la Corte a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per accertare eventuali reati di falsa testimonianza in alcune deposizioni di testi a difesa.


12 marzo 2004

La Corte d'assise d'appello di Milano assolve Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, i tre imputati principali della strage, per non aver commesso il fatto. Riducono invece da tre a un anno di reclusione la pena per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento.



21 aprile 2005

Approda di nuovo in Cassazione la vicenda giudiziaria. La Suprema Corte deve esaminare il ricorso presentato dalla Procura generale milanese contro l'assoluzione disposta dalla Corte d'assise d'appello.


3 maggio 2005

La Cassazione chiude definitivamente la vicenda giudiziaria confermando le assoluzioni di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni.
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categoria:giustizia
giovedì, 11 dicembre 2008
berlusconiIn molti, ma non troppi, se ne sono accorti: è in atto un attacco alla nostra democrazia parlamentare. La battaglia per la salvaguardia della nostra Repubblica si gioca su un equivoco di fondo che vorrebbe la democrazia parlamentare sospesa all'insorgere di una dittatura. Questa visione è alimentata, favorendo il gioco dell'avversario, dall'opposizione che troppo spesso evoca immagini di dittatura leggera o, come nel caso di Di Pietro, ricorre direttamente a paralleli che appaiono improbabili agli occhi dei cittadini. No, la strategia è più sottile e sta facendo scivolare l'Italia in una sorta, passatemi il termine, di democrazia autoritaria. Nessun golpe violento, anzi, la conquista del potere si palesa attraverso quello, che a torto, viene considerato lo strumento d'espressione democratica per eccellenza: il voto. Ed è proprio la forza conferita al mandato dal voto popolare che consente all'eletto, abusandone, di concentrare in sé poteri eccezionali che assommano quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. In Italia i primi due sono già stati conquistati, ora inizia l'assedio per l'assoggettamento dell'ultimo. Un tentativo di riforma costituzionale era già stato fatto ma  era fallito a causa della bocciatura nel referendum del 2006. I cittadini debbono vigilare, non devono abbassare la guardia, perché spesso è sufficiente, ed è quello che sta avvenendo, svuotare la Costituzione dei suoi caratteri originari per rendere possibili profondi cambiamenti istituzionali. Accadde già con il fascismo (in quel caso era vigente lo Statuto Albertino). L'eccezionalità degli eventi politici degli ultimi quindici anni ha creato i prodromi per una profonda modifica del carattere democratico della nostra Repubblica. Il grande potere mediatico, economico e politico accentrato nelle mani di un solo uomo, di fatto, ha creato squilibri prima inimmaginabili, che hanno colto impreparati la classe politica ed il Paese intero. Troppo giovane, la nostra democrazia, non ha saputo rintuzzare l'attacco, non ha trovato energie ed ideali sufficienti a respingere il disegno illiberale di un leader carismatico e populista che ha sprofondato l'Italia nel limbo democratico. Quindi non una dittatura argentina come ha paventato Di Pietro, ma una conquista del potere subdola, meno eclatante nella forma, ma estremamente efficace. Si utilizzano e si piegano ai propri scopi gli strumenti offerti dal sistema democratico, in una sorta di abuso non sanzionabile. Tutto questo è reso possibile dal controllo dell'informazione, almeno di quella che conta, che è in grado di orientare fortemente l'opinione pubblica. L'uso dell'informazione in modo assolutamente strumentale alle esigenze della conquista del consenso è l'arma con cui si è e si sta portando l'attacco alla democrazia parlamentare.  Creare un clima di assedio, fatto di un continuum di circostanze straordinarie per  necessità e per urgenza, giustifica il ricorso all'uso strumentale delle regole democratiche nello svolgimento della vita istituzionale che esautora il Parlamento. Tutto questo si nutre anche dell'elevato livello di analfabetismo civico, che fa sì che i cittadini ignorino alcuni principi basilari che regolano gli equilibri democratici, quali, appunto, la suddivisione dei poteri ed i loro ruoli istituzionali. Ne scaturisce una pericolosa deriva populista che, al contrario, esige una comune percezione della necessità di concentrazione di tutti i poteri al fine di poter garantire quella elasticità e rapidità decisionale che sono necessari per giungere ad una rapida soluzione di una grave crisi. Si lascia intuire,  proprio mentre la si sta già violando, che nell'attuare questa trasformazione la libertà sia un valore scontato. Ovviamente tutto questo disegno è in contrasto con i principi fondanti della nostra Repubblica  ed allora, dato che la Costituzione compie 60 anni, qualcuno deve aver pensato che sia proprio l'ora di farle la festa.
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categoria:politica
mercoledì, 10 dicembre 2008
La perplessità ha sempre accompagnato la mia lettura dei sondaggi sempre unita ad una buona dose di scetticismo per i risultati che ne scaturiscono.  Mi sembra, tuttavia, interessante dare uno sguardo a quello commissionato da Repubblica per le elezioni europee  per cercare di cogliere le tendenze dell'elettorato. Crescono Pdl e Idv, sostanzialmente rimane stabile la cosiddetta sinistra radicale, calano tutti gli altri PD in testa. Ecco in estrema sintesi i dati:

  • Pdl 39%  (+ 1,7% rispetto  alle politiche)
  • Pd 28% (-5,2%  rispetto alle politiche)
  • Idv 7,8% (+3,4% rispetto alle politiche)
  • Lega 7,5% (-0,8% rispetto alle politiche)
  • Udc 4% (-1,5% rispetto alle politiche)
  • Rc 2,3%
  • Pdci 0,6%
  • Verdi 1,3%
  • SD 1,3%

Gli ultimi quattro partiti, uniti nella Sinistra Arcobaleno, alle politiche ottennero un misero 3,8% contro l'altrettanto misero 5,5% che si ottiene sommando le percentuali ricavate dal sondaggio. Una crescita del 1,7% che nella sostanza cambia poco.

Appare eloquente il dato relativo al consenso ottenuto dai partiti smaccatamente più populisti, con la sola eccezione della Lega che avendo posizioni anti-europeiste potrebbe pagare il peso dell'astensionismo. Altrettanto chiaramente si nota come la festa per il PD sia finita. Gli elettori che, nonostante tutto, votarono PD alle politiche con l'obiettivo di arginare l'avanzata del Pdl, ormai disillusi, tornano a dare la preferenza ai loro partiti tradizionali o si spostano sull'Idv. Un'opposizione vacua e contraddittoria, incapace di resistere alle continue bordate della maggioranza, paga pegno. I continui cambi di rotta veltroniani e l'ambiguità del suo operato hanno evidentemente  disorientato ed allontanato parte dell'elettorato. Non sarebbe stato difficile stando all'opposizione in questa particolare fase congiunturale ottenere consensi, invece il capolavoro è stato perderli in modo così consistente, un'operazione veramente difficile che è riuscita splendidamente al partito dei papalini e della finta sinistra. Altro che progressista, almeno in termini di consensi il PD è un partito regressivo. Al di là della condivisione o meno di obiettivi e metodi, bisogna registrare come la linea dura e pura di Di Pietro, che, evidentemente appare chiara e netta agli elettori, sia premiata. Insomma Di Pietro "ci azzzecca", eccome. Questo non potrà che creare un solco ancora più profondo tra il mellifluo PD e l'irruento ex PM. Risulta vincente anche la politica cabaret, quella buona per la prima serata televisiva, del nano-a-cucù, la politica fatta di proclami vuoti che certifica l'assenza di volontà di cambiamento degli italiani. Un popolo spaventato dalle trasformazioni, che preferisce adagiarsi e lasciarsi guidare dalla corrente, possibilmente senza troppi scossoni, ovunque essa porti. E' triste, ma bisogna prenderne atto. Sicuramente questo successo è ampiamente favorito da una opposizione appiattita sugli stessi programmi e lo stesso stile della maggioranza. Si è permessa la trasformazione della politica in grande spettacolo, si è concessa l'assenza di vere regole democratiche, consegnando, di fatto, il Paese all'imperatore nano. La questione morale esiste, eccome, ma non è certo una prerogativa del PD, riguarda bensì l'intera nazione, tutte le sue formazioni, schiacciate dalla cultura dell'individualismo edonista che trova compimento nella figura di un solo uomo, che racchiude in sè il sogno di successo dei tanti. 
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martedì, 09 dicembre 2008
soruSu segnalazione di Bastianocontro riportiamo lo stralcio dell'intervista di Fazio a Renato Soru (quella che ha suscitato l'indignata reazione dello scemo del villaggio di cui abbiamo parlato prima) tratta dal suo sito.
Chi volesse, può rivedere, ma sopratutto riascoltare, l'intervista qui

Che la speranza della sinistra passi nuovamente per la Sardegna?

L’ambiente

Questa legislatura ha portato avanti in Sardegna un programma di forte connotazione ambientalista, di forte considerazione del valore del governo del territorio. Il Piano paesaggistico, già dal 2006, ha posto il freno al consumo del territorio costiero”.
“Negli ultimi quindici anni in Italia abbiamo confuso lo sviluppo con i metri cubi, con il costruire case a tutti i costi. Abbiamo pensato che il territorio non fosse un bene che abbiamo il dovere di conservare per le future generazioni, ma un qualcosa di in finito, a nostra esclusiva disposizione. La sinistra ha il dovere di ripensare, prima che sia troppo tardi, il valore della tutela ambientale e del governo del territorio
”.

Le dimissioni
Tra il 18 e 19 prossimi è prevista la discussione in Consiglio regionale e naturalmente dipenderà dal risultato di questa discussione. Io ho fatto un patto con gli elettori, abbiamo presentato un programma di governo e lo vogliamo rispettare pienamente. In quel programma avevamo detto cosa avremmo fatto in questi anni, e l’abbiamo fatto. E certamente non voglio passare gli ultimi giorni di questa legislatura a contraddire quello di buono che abbiamo fatto in passato”.

La politica
La politica deve essere mediazione, non compromesso. Ma mediazione alta, con uno sguardo lungo, pensando agli altri e al futuro. Diceva Vittorio Foa: ‘pensate agli altri oltre che a voi stessi, pensate al futuro oltre che al presente’. Ognuno di noi dovrebbe seguire proprio percorso personale, ma dentro un percorso collettivo. Se facciamo questo, faremo gli imprenditori senza inquinare, i costruttori senza consumare il territorio, i cittadini senza sprecare troppo”.

La Sardegna
Mi ricandiderò in Sardegna per le prossime elezioni. È la mia dimensione, ci sto bene, la sento come la mia patria, la conosco bene. Sto bene nel suo paesaggio, nella sua lingua, nella sua storia, nella sua musica. La mia esperienza politica è in Sardegna”.

I partiti
Berlinguer nei primi anni ’80 diceva ‘i partiti hanno occupato lo Stato, le istituzioni, il governo centrale come gli enti locali’. Il sistema dei partiti, che occupa ancora le istituzioni, deve essere radicalmente cambiato. I partiti devono raccogliere la volontà politica dei cittadini, raccoglierne i sogni e gli auspici, e trasformarli in richiesta politica. Devono selezionare classe dirigente e mandarla nelle istituzioni. Ma poi devono stare un passo indietro. La responsabilità è in capo alle istituzioni. Chi le rappresenta in quel momento deve sentire tutti, ma poi prendersi la responsabilità di scegliere. E quella scelta non deve essere il compromesso di partiti che invadono le istituzioni”.

Il mercato
Quando c’è crisi non si deve spendere di più, anzi si deve stare più attenti. Credo che sia dannoso continuare a spingere sui consumi in un Paese che in pochi anni ha conosciuto il fenomeno del credito al consumo e l’indebitamento delle famiglie. Prima si risparmiava, oggi invece la situazione è di maggiore crisi perché le famiglie hanno già ipotecato lo stipendio che prenderanno tra sei mesi”.
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