Arriva dal Pdl una proposta fortemente moralizzatrice per la politica italiana. Dopo che la mannaia del ministro giustiziere, Brunetta, ha colpito i fannulloni (?) del pubblico impiego, ecco che dal suo partito ci si ricorda quale sia la casta per antonomasia e verso essa rivolga il suo sguardo inquisitorio. Dieci euro di multa per ogni votazione disertata e il ricavato andrà in beneficenza per sostenere adozioni a distanza, questa sarà la terribile punizione inflitta al parlamentare scarsamente virtuoso. Di fronte ad una sanzione tanto iniqua e tremenda non potevano mancare le proteste, e gli scudi si sono levati per voce di Nicolò Cristaldi, esponente siciliano di An, che è intervenuto durante i "lavori" parlamentari urlando, spalleggiato dai compagni (ops, camerati) di partito: «io sono un deputato, rispondo solo alla Costituzione e ai regolamenti parlamentari». Bestemmia! Probabilmente verrà arso vivo, per aver rivelato l'esistenza della Costituzione, dichiarandone esplicitamente l'esistenza, restituendocela dal mito, tramandato di generazione in generazione, per tradizione orale, alla quotidiana concretezza. Speriamo presto venga anche mostrato il libro per renderne ancor più tangibile l'esistenza e magari se ne inizino ad applicare i dettami. Ma proseguiamo con l'intervento di Cristaldi che ha dichiarato: «la decisione di non votare può essere anche una forma di dissenso nei confronti di un provvedimento che non piace. Io sono fra i più presenti in Aula, sfido chiunque a dimostrare il contrario. La Russa quando era capogruppo di An era sempre presente in Aula. Non si può dire lo stesso di Bocchino e Cicchitto. Ma in ogni caso è una questione di principio. I capigruppo non possono ordinarci via sms quando
dobbiamo votare, che cosa dobbiamo votare. Non rispondiamo a loro». Ma come, Bocchino e Cicchitto fannulloni? Non sono compari di movimento con il terribile Brunetta, il Savonarola della pubblica amministrazione, il moralizzatore? Del resto a pensarci bene proprio il mini-ministro è sempre stato uno dei grandi assenti dell'Europarlamento, piazzandosi al 611/mo posto nella classifica delle presenze (Ansa). Torniamo, però, alla tremenda punizione, che ci offre lo spunto per rilanciare la discussione su alcuni temi che improvvisamente paiono essere passati in secondo piano, ma che sono alla base dei tanti problemi della nostra povera Italia. Si sa che "il pesce puzza sempre dalla testa" e la testa del Paese è rappresentata dalla sua classe dirigente che negli ultimi sessant’anni è diventata sempre meno preparata e impegnata. Purtroppo a questo decadimento qualitativo, e non è un caso, non è corrisposto un calo degli emolumenti, anzi il suo reddito è stato inversamente proporzionale alla preparazione espressa e ai risultati raggiunti. I parlamentari italiani sono quelli maggiormente pagati del mondo occidentale! Ecco alcuni dati interessanti su cui riflettere tratti dallo studio presentato al 10° convegno europeo della Fondazione Rodolfo DeBenedetti, titolato «Il mercato del lavoro dei politici» (Leggi il rapporto), che ha analizzato le carriere degli uomini politici italiani a partire dal secondo dopoguerra. Il rapporto è in inglese, ma tabelle e grafici sono comprensibili a chiunque. Proviamo a sintetizzare alcuni punti che ci restituiscano il quadro complessivo:
- un deputato alla sua prima elezione vede il suo reddito lievitare del 77% nel primo anno di attività;
- il suo reddito lordo dal 1948 al 2006 ha avuto un tasso di crescita medio annuo del 10% (l’indennità è agganciata alla retribuzione dei magistrati);
- dal 1985 al 2004 il suo reddito reale annuale è aumentato di 5-8 volte rispetto a quello di un operaio, di 3,8-6 rispetto a un impiegato, di 3-4 volte più d’un dirigente;
- dalla fine degli Anni Novanta, inoltre, il 25% dei deputati guadagna un reddito extraparlamentare superiore a quello della maggioranza dei dirigenti;
- un "dis"-onorevole italiano intasca un’indennità superiore di 35 mila euro rispetto a quella dei suoi colleghi Usa (dato 2006);
- al parlamentare italiano è concesso di cumulare altri redditi (solo privati) all'indennità, rendendo il mestiere del parlamentare una scelta strumentale per rendere più redditizia l'attività privata;
- i deputati della Prima Repubblica (1948/94) entravano in Parlamento con un’età media di 44,7 anni: nella Seconda di 48,1;
- nella I Legislatura (1948/53) il 91,4% era laureato, nella XV (2006/08) solo il 64,6%;
- quasi due deputati su tre restano in Parlamento per più d’una legislatura, uno su dieci per più di 20 anni. La durata media è di 10,6. Uscire dal Parlamento non significa abbandonare la politica: vi resta uno su due. Solo il 6% va in pensione, mentre il 3% finisce in carcere;







Giorni or sono Cossiga ipotizzava di lasciare campo libero agli universitari: "ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri, nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano."
L'incapacità di accettare il principio democratico del confronto porta il governo prima a sbarrare le porte e poi a mandare fuori l'artiglieria per spazzare via la protesta. Se, come in modo surreale sostiene il nano trapiantato, i media non hanno informato adeguatamente e correttamente riguardo i contenuti del decreto, quale occasione migliore se non aprirsi al confronto? No, la verità è che lo Stato è in appalto ad un governo, o meglio a un uomo, arrogante, presuntuoso, illiberale e fanatico, che non ha fatto mistero di prediligere la forza al dialogo. La milizia l'ha scatenata, e ancora una volta uno strano senso di déjà vu mi pervade, e la mente corre agli scontri di Genova durante il G8. S'imbocca una strada pericolosa e se Cossiga invocava lo spettro del terrorismo, quello che fortemente temiamo e che questo sia il modo migliore per dargli corpo.
L'Ignazio fascista democratico, dà grande prova di sè in un confronto giornalistico con Concita De Gregorio, direttore dell'Unità (
Umberto Eco ha rilasciato un'intervista alla televisione svizzera durante la quale ha formulato alcune considerazioni sulla televisione italiana che trovo piuttosto interessanti. Secondo il nostro semiologo il modello dominante sarebbe quello de "La corrida", ovvero quello del dilettante allo sbaraglio. Ci nutriamo dell'imperizia altrui, che emerge dalle peripezie dell'inferiore, mettendo a nudo il nostro sadismo. Quindi la programmazione della nostra televisione si fonda sul sadismo. Per sconfiggere questo malcostume Eco suggerisce di adottare una piccola inversione, portando gli spettacoli di seconda serata in prima.
Siamo alla solita guerra delle cifre. Per il PD alla manifestazione del 25 ottobre sono intervenute 2.500.000 persone, per la Questura prima erano 200.000, successivamente la stima è stata corretta a 600.000 nel Circo Massimo più quelle che si trovavano nelle strade limitrofe (fonte agenzia irispress.it), per il Sole 24ore non si va oltre le 300mila persone "per il principio dell’impenetrabilità dei corpi", e così via.
Eccoci al nostro appuntamento settimanale. Chi sarà l'immenso statista di questa settimana?


Il nano incipriato, evidentemente istruito nel corso di qualche seduta di allenamento privata con la Valentina Vezzali, cerca di parare il colpo della figuraccia di ieri e tenta la stoccata, anche se più che di fioretto qui ci si esibisce con un meno elegante machete. Così dopo aver smentito la sue stesse parole, udite da milioni di cittadini, che, vittime di un caso di allucinazione collettiva, non ne hanno colto significato e intenzioni, lo splendente presidente del consiglio contrattacca e tenta l'affondo sulla protesta degli studenti.

«Non ho mai detto nè pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà».
Ieri, in tarda mattinata, Il presidente del consiglio ha convocato una conferenza stampa a Palazzo Chigi per mandare un avvertimento ai giovani, ai mezzi di comunicazione e al Paese. Sono emersi prepotentemente alcuni punti chiave del pensiero berlusconiano, enunciati senza veli e sorrisini rassicuranti, esprimendo chiaramente alcune delle linee guida del nuovo corso politico. Una prova per verificare la forza del suo consenso tra i cittadini. Vedremo se e quanto l'Italia abbia imparato la democrazia in 60 anni di storia e di Costituzione. Un paese democraticamente maturo ed evoluto riterrebbe inaccettabili questi toni e queste parole se pronunciate da uno dei suoi massimi esponenti. In un paese democraticamente maturo e consapevole la protesta di piazza si farebbe assordante e il popolo non accetterebbe di vedere calpestati alcuni dei principi sacri della propria Costituzione.
Non gioco e ho sempre pensato che lo Stato non dovrebbe farsi complice di un simile inganno. Un po' torppo rigido? E' probabile. Tuttavia non posso esimermi dal pensare che un popolo che affida all'estrazione di qualche numeretto le proprie speranze, sia un popolo disperato. Sognare è lecito, anzi è fondamentale, ma il mondo onirico è per definizione inconsistente, mentre il denaro è qualcosa di molto concreto. Confondere sogni e concretezza genera confusione e troppo spesso delusione. In un momento di forte crisi in cui i risparmi (per chi li ha) si assottigliano ed è sempre più difficile destreggiarsi un intero mese con la busta paga, ecco che lo Stato, invece di certezze, offre la chimera della vincita milionaria. Nell'ultimo concorso del Superenalotto sono state giocate 133 milioni di combinazioni, più di due a italiano. Nel mese di Ottobre (ancora in corso) sono già state giocate 700 milioni di combinazioni. Tutti inseguono improbabili statistiche, prive di ogni senso matematico, rincorrono numeri che non escono, e che matematicamente mantengono sempre le stesse probabilità non uscire. L'Italia che s'impoverisce fa la coda ai botteghini e alle ricevitorie per scommettere su tutto. Gli italiani per dimenticare prezzi alle stelle e salari congelati cercano un’iniezione di ottimismo nella giocata, confidando nell’uscita della cinquina miracolosa. Certamente prima o poi la dea bendatà premierà qualcuno, ma per tutti gli altri rimarrà la sola amarezza di aver spostato l'ansia della quarta settimana alla terza. Allora tutti a casa a vedere come si vince denaro aprendo scatole e girando ruote, in fondo è facile, perché preoccuparsi? E poi ci fanno anche vedere un sacco di prorompenti seni e ammiccanti glutei, che si può desiderare di più?