
Potremmo dire che ce lo aspettavamo, ma questo apparirebbe fin troppo retorico visto con il senno del poi. Allora diciamo semplicemente che il PD continua a raccogliere per quanto semina, cioè niente.
Continuiamo a dirlo fin da prima della sua fondazione, un partito con troppe diversità che è nato cullando l'illusione che il problema fossero gli altri, quelli lasciati fuori dalla porta (anche loro si stanno impegnando a fondo per distruggere ogni residuo di sinistra in Italia). La verità, molto più semplice, è che non esiste accordo su nulla e quindi si nicchia, si fa finta di indignarsi, ma poi non si riesce a far nulla più che qualche discorso piuttosto insulso. In questo, il suo leader è un maestro del - è vero questo, ma anche quell'altro -.
Incapaci di cogliere gli umori della piazza, che pure numerosa aveva invocato un cambiamento, queste comparse della politica si sono lasciate sottomettere da un ometto arrogante e rancoroso, inadatto al dialogo e al confronto politico. Questo personaggio da due soldi è riuscito a dettare le sue regole, ad imporre il suo sistema, a decretare i modi della nuova politica, a codificare il pensiero di un'intera nazione. Se un ometto insignificante e corrotto è riuscito in tutto ciò, credo che qualche colpa sia da ascrivere anche a chi gli si sarebbe dovuto opporre, ma che non è mai stato all'altezza del proprio ruolo.
Senza scomodare troppo la dietrologia, che in tutta questa lunga vicenda avrebbe un suo perché, possiamo anche solo limitarci a scorrere la cronaca politica degli ultimi quindici anni per trovarvi un'infinità di occasioni buttate al vento in nome di un fair play fuori luogo. Come si può parlare di fair play di fronte all'illecito, all'illiberalità, all'arroganza del denaro che tutto compra, ma sopratutto che tutto corrompe? Cecità o altro? Abbiamo lasciato nelle mani di un solo individuo il potere mediatico, la vera corazzata politica dei giorni nostri, ricevendone in cambio una rete televisiva (Rai 3) che, come era immaginabile, negli anni si è trovata sempre più sotto assedio.
Insieme al potere mediatico gli abbiamo consegnato il potere economico concedendogli una raccolta pubblicitaria che soffoca tutto ciò che è un pochettino più piccolo dei suoi colossi. Colossi dai piedi di argilla, che sarebbe stato facile ridimensionare ricorrendo a normative civili, analoghe a quelle adottate dagli altri paesi occidentali. Invece no. Pareva sconveniente che giunti al potere si mettesse mano a leggi eque e giuste, ma che danneggiavano l'avversario.
Ora, che si possa essere scemi è concesso, ma che poi si debba continuare a votare per gli scemi, no! Così in Sardegna a fronte del nulla vestito di stupidità (non mi riferisco a Soru, ma all'assenza di una vera linea politica nel PD), i Sardi hanno scelto il masochismo. Poveri loro. Poveri noi.
Quale futuro? All'orizzonte non si prospetta nulla di buono. Il nano-a-cucù ha capito che l'armata Brancaleone è allo sbaraglio e che finirà per auto-elidersi, così come si stanno impegnando a fare i mille partitini della sinistra, e si appresta a occupare definitivamente lo Stato. Riforma costituzionale, riforma della giustizia, riforma scolastica, testamento biologico, riforma del lavoro, pubblica amministrazione... e chi più ne ha, più ne metta. Dall'altra parte tacciono, incapaci di trovare una linea comune, anzi alcuni, forse troppi, strizzano pure l'occhio ad ogni nuovo rintocco dell'orologio. Cucù, cucù .. e l'Italia va giù.
Affonda il paese, non solo economicamente, ma anche nella vergogna. Un amico mi chiedeva cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo. Per me la risposta è semplice: non siamo una nazione, non siamo un popolo, siamo un'accozzaglia di gente egoista incapace di una visione collettiva. I pochi rigurgiti di nazionalismo degli italiani hanno sempre sconfinato nel fanatismo e nell'ideologia corrotta. Questa è l'Italia da sempre e temo per sempre.
Ora ci attendono le europee per assistere alla debacle definitiva che spalancherà le porte a Berlusconia, come potremo, da lì in poi, chiamare ciò che oggi si chiama Italia. Avremo un "leader" dell'opposizione che ci dirà che questo è male, ma è anche un bene, e noi ci convinceremo sempre più che il futuro sia in altri luoghi, differenti da Berlusconia, dove, intanto, ricchi premi e cotillons saranno il leitmotiv di ogni giornata... tutto rigorosamente finto, come i capelli e le promesse del principe regnante. Tutti appariranno felici, illusi di vivere nel Paese dei Balocchi, salvo poi ricordarsi come finì quella storia.
Ma bando alla tristezza! Sta per iniziare uno degli eventi che cancelleranno, almeno momentaneamente, la crisi in Italia: Sanremo. L'attesissimo lancio del nuovo CD del duo Berlusconi-Apicella (definito maestro!) è atteso come l'evento del secolo da molti italiani, che potranno deliziarsi con la voce del novello Nerone. Il Pease brucia? E lui canta, deliziato, per deliziare. E poichè la magnanimità è sua dote ben nota (sopratutto con giudici e finanzieri), per ingannare l'attesa ai tele-decerebrati è concesso il consueto, ma mai superato, trittico TCC (tette-culo-cosce) che porta via i cattivi pensieri. Tanto pe' cantà....