martedì, 03 marzo 2009
Il costo della vita in Italia cala. Finalmente si vedono risultati concreti da questo governicchio che non solo non fa perdere terreno, ma anzi ne fa conquistare, seppur ancora in piccola misura, agli uomini tra i più pagati ed i meno preparati di questo Paese confermandone lo status di più tutelati. Un euro e cinquanta centesimi è quanto costa il pranzo di un senatore della Repubblica Italiana e prezzi diminuiti del 20% alla buvette parlamentare, forse a causa della crisi economica?

Ecco alcuni prezzi:

caffè  42 centesimi,
spremuta 92 centesimi, 
panino con prosciutto 1 euro e 17,
tramezzino 96 centesimi,
cappuccino 58 centesimi, 
tè 84 centesimi,
birra 1 euro e 60 centesimi,
pasticcino 46 centesimi.
primo piatto 1 euro e 50 centesimi

Roba da fare invidia alle iniziative di tutela dei consumatori con prezzi dei generi di prima necessità calmierati.

Non c'è che dire: un vero segno dei tempi e della moralità che investe questo Paese. Clap, clap, clap....
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categoria:etica, politica, economia, società
giovedì, 26 febbraio 2009
Scajola_bomb

In questi giorni il nostro governo sembra molto impegnato, non certo sul fronte dei problemi della crisi internazionale, quanto su quello degli affari interni. L'accordo sul nucleare stipulato tra Italia e Francia  parrebbe riaprire le porte del nostro Paese a questa tecnologia. Delle false promesse che si celano dietro al nucleare abbiamo già parlato, ma quello che mi ha colpito in questi sono è una serie di dichiarazioni sconcertanti che nessuno dei principali media si è premurato di smentire.
Innanzitutto i telegiornali hanno parlato di nucleare dell'ultima generazione. No. L'accordo prevede la costruzione di centrali della terza generazione, quella attuale ed è qui che si gioca l'equivoco, e non della quarta, quella normalmente indicata appunto come "nuova generazione". Una delle differenze sta nei materiali impiegati. Le centrali di quarta generazione impiegheranno il torio (molto più diffuso in natura) al posto dell'uranio, abbattendo enormemente i costi di produzione visto che a fronte delle 200 tonnellate di uranio necessarie per produrre un gigawatt ne sarebbe sufficiente una del meno costoso torio.  Non solo ma la tecnologia delle centrali di quarta generazione sembra in grado di limitare in modo considerevole due dei principali problemi che affliggono quelle attuali: la sicurezza e lo smaltimento delle scorie.
A prescindere dal fatto di essere favorevoli o sfavorevoli all'impiego delle tecnologie nucleari ed a prescindere dall'azione di imperio che cancella la volontà popolare espressa con il referendum del 1987, rimane comunque il dubbio su una scelta che, ancora una volta, guarda indietro invece che avanti.
Altra dichiarazione sconcertante del ministro Scajola riguarda le scorie, la cui pericolosità, scopriamo da oggi, si misura in volume. Infatti il fantasioso ministro ha dichiarato che una centrale produce un metro cubo di scorie e che quindi quello dei residui radioattivi è un problema marginale. Non ho idea del volume delle scorie prodotte da una centrale, ma so che quando si forniscono delle misure bisogna anche rapportarle a qualcosa. A cosa è riferito questo fantomatico metro cubo? All'intera vita della centrale? Alla produzione di un megawatt? O è inversamente proporzionale al volume del cervello del geniale ministro? In ogni caso, anche sorvolando su questa ennesima imbecillità, non si può rimanere esterrefatti di fronte alla finalità del messaggio : piccolo volume = piccolo pericolo. Sarebbe come dire che dato che una testata atomica è più piccola di una bomba convenzionale è meno pericolosa di questa. Il volume come unità di misura della pericolosità non funziona come dimostrano i devastanti effetti provocati dal microcefalo Scajola.

Altro argomento sorprendente che nasce dalla fervida fantasia di questo governo è lo sciopero virtuale, quello in cui il lavoratore decide di scioperare, di rinunciare allo stipendio, ma di lavorare comunque. Una volta si diceva "cornuti e mazziati", ora si dice tesserati CISL e UGL, le sigle che si sono dichiarate concordi con il provvedimento. Non solo, ma lo sciopero potrà essere dichiarato solamente previo referendum consultivo obbligatorio, fatto salvo che a proclamarlo non sia un sindacato che abbia più del 50% di rappresentatività. Se poi i servizi sono considerati di particolare rilevanza serve anche l'adesione preventiva da parte del singolo lavoratore. Abolito lo sciopero e se proprio siete capricciosi e decidete di voler far valere quello che considerate un vostro diritto allora rinunciate allo stipendio come forma di protesta. Neppure sotto il fascismo si era osato tanto.

Infine arriva la legge anti-fannulloni che già dal nome denuncia il suo spirito. Piena di falsi buoni propositi questa legge nasconde l'immunità per i veri colpevoli dei disservizi della macchina pubblica continuando ad addossarli ai lavoratori, gli unici che lottano quotidianamente per garantire almeno la sopravvivenza di una macchina burocratica appaltata dalla politica e ingessata dall'incompetenza dei suoi quadri più alti. Addirittura si parla di class action nei confronti delle amministrazioni locali, la stessa class action che si vuole negare ai cittadini nei confronti delle grandi multinazionali. SI vaneggia di pagelle con cui sarà misurato il grado di efficienza dei lavoratori, e che se saranno positive, apriranno l'accesso ai premi di produttività per i dipendenti, in caso contrario daranno corso a sanzioni progressive che potranno arrivare al licenziamento. Benissimo, se non fosse che dubitiamo fortemente di coloro che dovranno giudicare, che mai toccheranno il vero fannullone, quello raccomandato dagli amici degli amici, ma più probabilmente i lavoratori più deboli, i più esposti al gioco demagogico di questa legge.
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categoria:politica
lunedì, 23 febbraio 2009
Il PD è ripartito esattamente da dov'era. Non c'è accordo interno su un tema fondamentale come quello del testamento biologico. Rutelli, che si sente furbo, e che da antico radicale si è ritrovato clericale, propone la terza via: l'idratazione e nutrizione artificiale possono essere rifiutate solo in modo esplicito. Quindi bisognerebbe suggerire a coloro che sono in coma irreversibile di svegliarsi almeno per un momento, possibilmente in presenza di molti testimoni, per manifestare la propria volontà. Fantastico. Ovviamente sono su posizioni opposte i laici della coalizione, che,attraverso le parole di D'Alema, sostengono che  "l’idea che una persona possa essere obbligata dalla legge a subire trattamenti che non desidera, è un’idea che non ha eguali in nessun paese civile, e speriamo che possa essere evitata ai cittadini italiani".

Speriamo che Franceschini possa mettere tutti d'accordo, ma nel frattempo la maggioranza irride alla minoranza attraverso le parole di Sacconi che beffardo si prende gioco dell'opposizione che, a suo dire,  «riconosce infatti la tesi da sempre sostenuta da governo e maggioranza: idratazione e alimentazione corrispondono a bisogni vitali della persona e non sono quindi terapie. Sembra peraltro permanere un incomprensibile salto logico per cui "eccezionalmente", sulla base comunque di una volontà espressa dalla persona, sarebbe possibile interrompere acqua e cibo. È ben vero che anche in base a questa tesi Eluana Englaro non avrebbe potuto essere condotta a morte perchè il provvedimento giudiziario si è fondato su una volontà presunta e non espressa».

Interessante poi notare come nella maggioranza una sua consistente parte, quella che propugna l'autodeterminazione dei padani, non si senta altrettanto in dovere di propugnare l'autodeterminazione degli individui. Singolare.

Lo sconcerto è ancora maggiore quando ci si accorge che il monito più deciso ci giunge da dove l'eutanasia la si è praticata. Micromega ha pubblicato sul numero 5/2007 un saggio di Lina Pavanelli dal titolo: "La dolce morte di Karol Wojtyla". In sintesi, l'autrice analizzando i fatti noti ha ricostruito il periodo finale della malattia del pontefice giungendo alla conclusione che la morte avvenne per sospensione dell'alimentazione, cosa che ovviamente contrasta fortemente con le norme espresse nei testi ufficiali della Chiesa cattolica.

Non solo è sempre più difficile essere artefici del proprio destino, a meno che non si ricorra alla pratica del leccaculismo da sempre in voga nel nostro Paese, ma che ora sta conoscendo momenti di nuovo vigore, ma ci viene negato anche il diritto di restare padroni della nostra fine. Qui non parliamo di suicidio, ovviamente, ma di eutanasia, di una pratica che dovrebbe essere regolamentata, ma accessibile a tutti. Nella generale ipocrisia si nasconde il fatto più evidente: questa pratica è concessa solamente ai potenti ed ai ricchi, a coloro insomma che possono concedersela.  La dolce morte viene negata al popolo in nome di ideali calpestati dai loro stessi sostenitori.

Non ritengo sufficiente la norma sul testamento biologico. E' un primo passo, ma l'obiettivo deve essere l'eutanasia concessa a tutti coloro che soffrono senza alcuna speranza. Nella disperazione. Il diritto alla dignità nel momento ultimo dell'esistenza non può essere ad appannaggio dei pochi.
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categoria:etica, politica
mercoledì, 18 febbraio 2009
carcereE mentre l'Italia è tutta concentrata sul festival della canzone italiana, a Milano accade che un avvocato inglese viene condannato per corruzione a quattro anni e sei mesi. Non parliamo di uno qualunque, ma di Mills, quello corrotto dal nano-a-cucù, per tacere su alcune cosette un po' troppo compromettenti. Il prode statista dovrebbe essere alla sbarra degli imputati se non fosse stato salvato in extremis dall'ignominioso lodo Alfano, una delle tante leggi ad personam pretese dal buffone di stato.

La sentenza getta ulteriori ombre sulla sua losca figura che, come è stato accertato, nel 1998 ha corrotto l'avvocato accreditandogli la somma di seicentomila dollari per comperare il suo silenzio ai processi sulle tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian.

Una novità interessante riguarda l'interpretazione che il pm ha fornito riguardo all'eventuale prescrizione del reato nei confronti del nano-a-cucù, che,  qualora il vergognoso lodo venisse ritenuto, come auspichiamo, incostituzionale, avverrebbe nel 2010. Tempi stretti, ma uno spiraglio resta aperto, anche se non ci illudiamo sul fatto che un individuo così potente possa mai pagare il prezzo della sua immoralità e illegalità.

Ovviamente Gaetano Pecorella (un altro dei grandi migratori della politica), ha parlato di condanna politica annunciata, in considerazione, a suo dire,  dell'avversione dei giudici per il nano-a-cucù. Ci risiamo. Quando il tribunale emette una sentenza favorevole è un tribunale obiettivo, quando, viceversa, la sentenza non è gradita allora si parla di persecuzione politica.

Purtroppo, non si sa per quale misterioso motivo, gli italiani si sentono irresistibilmente attratti da questo malfattore e sono disposti a bersi clamorose ed evidenti fandonie pur di non guardare in faccia la realtà. Quindi tutti ad ascoltare canzonette, compresa quella del del criminale più apprezzato d'Italia, che come le canta lui non le sa cantare nessuno!  
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categoria:politica, giustizia
martedì, 17 febbraio 2009
neronePotremmo dire che ce lo aspettavamo, ma questo apparirebbe fin troppo retorico visto con il senno del poi. Allora diciamo semplicemente che il PD continua a raccogliere per quanto semina, cioè niente.

Continuiamo a dirlo fin da prima della sua fondazione, un partito con troppe diversità che è nato cullando l'illusione che il problema fossero gli altri, quelli lasciati fuori dalla porta (anche loro si stanno impegnando a fondo per distruggere ogni residuo di sinistra in Italia). La verità, molto più semplice, è che non esiste accordo su nulla e quindi si nicchia, si fa finta di indignarsi, ma poi non si riesce a far nulla più che qualche discorso piuttosto insulso. In questo, il suo leader è un maestro del - è vero questo, ma anche quell'altro -.

Incapaci di cogliere gli umori della piazza, che pure numerosa aveva invocato un cambiamento, queste comparse della politica si sono lasciate sottomettere da un ometto arrogante e rancoroso, inadatto al dialogo  e al confronto politico. Questo personaggio da due soldi è riuscito a dettare le sue regole, ad imporre il suo sistema, a decretare i modi della nuova politica, a codificare il pensiero di un'intera nazione. Se un ometto insignificante e corrotto è riuscito in tutto ciò, credo che qualche colpa sia da ascrivere anche a chi gli si sarebbe dovuto opporre, ma che non è mai stato all'altezza del proprio ruolo.

Senza scomodare troppo la dietrologia, che in tutta questa lunga vicenda avrebbe un suo perché, possiamo anche solo limitarci a scorrere la cronaca politica degli ultimi quindici anni per trovarvi un'infinità di occasioni buttate al vento in nome di un fair play fuori luogo. Come si può parlare di fair play di fronte all'illecito, all'illiberalità, all'arroganza del denaro che tutto compra, ma sopratutto che tutto corrompe? Cecità o altro? Abbiamo lasciato nelle mani di un solo individuo il potere mediatico, la vera corazzata politica dei giorni nostri, ricevendone in cambio una rete televisiva (Rai 3) che, come era immaginabile, negli anni si è trovata sempre più sotto assedio.

Insieme al potere mediatico gli abbiamo consegnato il potere economico concedendogli una raccolta pubblicitaria che soffoca tutto ciò che è un pochettino più piccolo dei suoi colossi. Colossi dai piedi di argilla, che sarebbe stato facile ridimensionare ricorrendo a normative civili, analoghe a quelle adottate dagli altri paesi occidentali. Invece no. Pareva sconveniente che giunti al potere si mettesse mano a leggi eque e giuste, ma che danneggiavano l'avversario.

Ora, che si possa essere scemi è concesso, ma che poi si debba continuare a votare per gli scemi, no! Così in Sardegna a fronte del nulla vestito di stupidità (non mi riferisco a Soru, ma all'assenza di una vera linea politica nel PD), i Sardi hanno scelto il masochismo. Poveri loro. Poveri noi.

Quale futuro? All'orizzonte non si prospetta nulla di buono. Il nano-a-cucù ha capito che l'armata Brancaleone è allo sbaraglio e che finirà per auto-elidersi, così come si stanno impegnando a fare i mille partitini della sinistra, e si appresta a occupare definitivamente lo Stato. Riforma costituzionale, riforma della giustizia, riforma scolastica, testamento biologico, riforma del lavoro, pubblica amministrazione...  e chi più ne ha, più ne metta. Dall'altra parte tacciono, incapaci di trovare una linea comune, anzi alcuni, forse troppi, strizzano pure l'occhio ad ogni nuovo rintocco dell'orologio. Cucù, cucù .. e l'Italia va giù.

Affonda il paese, non solo economicamente, ma anche nella vergogna. Un amico mi chiedeva cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo. Per me la risposta è semplice: non siamo una nazione, non siamo un popolo, siamo un'accozzaglia di gente egoista incapace di una visione collettiva. I pochi rigurgiti di nazionalismo degli italiani hanno sempre sconfinato nel fanatismo e nell'ideologia corrotta. Questa è l'Italia da sempre e temo per sempre.

Ora ci attendono le europee per assistere alla debacle definitiva che spalancherà le porte a Berlusconia, come potremo, da lì in poi, chiamare ciò che oggi si chiama Italia. Avremo un "leader" dell'opposizione che ci dirà che questo è male, ma è anche un bene, e noi ci convinceremo sempre più che il futuro sia in altri luoghi, differenti da Berlusconia, dove, intanto, ricchi premi e cotillons saranno il leitmotiv di ogni giornata... tutto rigorosamente finto, come i capelli e le promesse del principe regnante. Tutti appariranno felici, illusi di vivere nel Paese dei Balocchi, salvo poi ricordarsi come finì quella storia.

Ma bando alla tristezza! Sta per iniziare uno degli eventi che cancelleranno, almeno momentaneamente, la crisi in Italia: Sanremo. L'attesissimo lancio del nuovo CD del duo Berlusconi-Apicella (definito maestro!) è atteso come l'evento del secolo da molti italiani, che potranno deliziarsi con la voce del novello Nerone. Il Pease brucia? E lui canta, deliziato, per deliziare. E poichè la magnanimità è sua dote ben nota (sopratutto con giudici e finanzieri), per ingannare l'attesa ai tele-decerebrati è concesso il consueto, ma mai superato, trittico TCC (tette-culo-cosce) che porta via i cattivi pensieri. Tanto pe' cantà....
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categoria:politica
lunedì, 09 febbraio 2009
Cerchio_della_vitaEluana è deceduta alle 20.10 nella clinica La Quiete di Udine dove era ricoverata.

Le lacrime di Beppino Englaro, il papà, all'uscita dalla clinica ci raccontano della tremenda tragedia di un padre dilaniato da due sentimenti d'amore antitetici. Quella scelta tremenda, vilmente strumentalizzata da chi il dolore non lo conosce, ma lo usa per la propria propaganda elettorale, ha spezzato il cuore di quest'uomo, che si è dovuto caricare addosso la croce tremenda di una scelta dilaniante. Nessun genitore vorrebbe sopravvivere ai propri figli. Come possono pensare questi quattro buffoni della politica da due soldi di profferire una sola parola su una simile tragedia intimamente umana?

Eppure, neanche la morte, quella di fronte alla quale una volta ci si levava il cappello in silenzio, riesce a portare la dignità nel nostro Parlamento, popolato di esseri microcefali che della moralità sanno solo farne un falso vessillo politico, buono per tutte le stagioni. Giunta la notizia del decesso di Eluana in Parlamento, dove era in corso un animato dibattito sul ddl, dai banchi del centrodestra si è levato un coro, «assassini» all'indirizzo dei rappresentanti del centrosinistra. Vorrei sapere quanti di quegli sguaiati urlatori nutrano un reale e genuino interesse per la vicenda umana della famiglia Englaro. Vorrei sapere quanti di quei pagliacci abbiano mai pensato a Eluana come donna e come essere umano prima ancora che come argomento per una battaglia politica. Sbigottisco poi di fronte alla sceneggiata improvvisata (o forse preparata già da tempo) dal vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, che ha scagliato il microfono in terra urlando in lacrime: «Eluana non è morta, è stata ammazzata». Sì, la memoria di Eluana è stata ammazzata da chi ha strumentalizzato la sua morte, e l'ha tradotta in uno spettacolo da teatro di periferia. Vergogna! E si vergogni anche l’opposizione, che altro non è se non l’altra faccia della maggioranza, che non ha saputo far di meglio che fischiare. Così, inevitabilmente, l’epilogo non poteva che essere una rissa da stadio. Plaudiamo a questi paladini della dignità e a tutti coloro che li voteranno nuovamente.

Lontani dai banchi della vergogna, ci si accorge di quanto breve sia stata la storia di Eluana una volta spezzato quel cordone ombelicale artificiale che manteneva in vita le sue cellule. Le strumentalizzazioni di ieri svaniscono in un attimo ed i piazzisti della vita, quelli che la vita la difendono a parole, ma mai nei fatti, appaiono beffati da quell’anima che sembra averci voluto indicare quanta fretta avesse di fuggire da una prigione di carne morta, per ritrovare la libertà lungamente negata, finalmente lontana da quelle spoglie che anche la chiesa pare voler difendere più dell’anima stessa.

Ci piace immaginare che quel sorriso usato come arma di ricatto morale in questi giorni, ora sia potuto tornare in qualche modo ad essere. Ora, Eluana, sei finalmente libera.

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categoria:etica, politica
venerdì, 06 febbraio 2009
clandestinoQual'è il volto della vera Italia: quello di chi difende la vita e la salute o quello di chi, viceversa, affossa questi diritti fondamentali? La confusione nasce dalle notizie che giungono in questi giorni. Da un lato il caso di Eluana Englaro, di cui ci siamo occupati ieri, dall'altro il caso dell’emendamento della Lega  votato in aula, che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche.

Del resto i presagi erano evidenti già nelle parole di uno dei più importanti ministri della Repubblica, quello degli Interni, che ha sostenuto la necessità di "avere il coraggio di essere cattivi con i clandestini". Qualcuno potrà obiettare che non ci sono attinenze. E invece sì.

Ripartiamo da dove avevamo interrotto il discorso sulla clandestinità (vedi qui).
Sappiamo quanto sia sempre stato fondamentale per il controllo del potere individuare un nemico verso cui indirizzare l'odio dei governati. Il nemico interno è colui su cui si possono scaricare le colpe dei propri insuccessi, è colui verso il quale è possibile indirizzare i malumori del popolo. Il nemico interno come paradigma del male. Poco importa se sia reale o frutto di un'abile costruzione. Da qui l'importanza di dare un volto al nemico della società: il clandestino.

Un'Italia che non include, ma esclude, necessita di una giustificazione morale. Ecco allora che il clandestino, che non ci stancheremo mai di ripeterlo, non è il criminale per antonomasia come si vorrebbe far credere, individuato come nemico, può essere oggetto di quella che finalmente, senza più parafrasare, la politica può chiamare cattiveria. La cattiveria diventa istituzionalizzata, decretata, normata. Si decide dunque di non prestare più soccorso al nemico, di negargli quello che non è un diritto di cittadinanza, ma un diritto della persona: le cure sanitarie. Così, tragicamente, il cerchio si chiude. Gli stessi che affermano l'ineluttabile necessità della cattiveria di stato, ritengono inumano lasciare andare in pace  un essere tenuto in vita artificialmente da 17 anni. Una "non vita" contro migliaia di vite. Morte con morte.

Un problema di relatività. La "non vita" di un cittadino vale molto più di migliaia di vite di clandestini. O, forse, più semplicemente e cinicamente, tutto si gioca sul calcolo elettorale delle preferenze a cui vengono assecondati principi fondanti della dignità umana, principi che differenziano la cività dalla barbarie.

A coloro che comunque restano convinti della bontà delle scelte egoistiche di questa scellerata maggioranza, va il mio invito a riflettere, egoisticamente ovviamente, sulla propria salute e le proprie tasche. 
Cosa succederebbe se un clandestino (perché sia ben chiaro che questo provvedimento accresscrà solamente il fenomeno e non lo combatterà) appestato accidentalmente entrasse in contatto con i vostri figli?
O più banalmente se iniziassero a diffondersi malattie, non necessariamente gravi o mortali, ma che inevitabilmente alzerebbero il costo della spesa sanitaria nazionale?
Beh, credo che questo sia il giusto prezzo da pagare per le scelte immorali di un paese incivile.
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categoria:etica, politica
giovedì, 05 febbraio 2009
Cerchio_della_vitaBasta! Sul caso di Eluana Englaro si è veramente superato ogni limite. Si vergognino i mezzi di comunicazione di massa che hanno trasformato un'intima tragedia famigliare in una grande bagarre mediatica. Si vergogni per l'ennesima volta il laido Vespa che non esita mai a speculare sul dolore altrui. Si vergognino i politici a cavalcare un caso umano a meri fini elettorali, Sacconi in testa, probabilmente sguinzagliato dal padrone per sondare le reazioni dell'opinione pubblica. Ora il nano-a-cucù in persona, forse meglio dire personcina, ha deciso di intervenire, per assicurarsi anche lui la sua fetta di protagonismo in questa terribile, da un lato, e squallida dall'altro, vicenda. Basta con le carte bollate e gli scontri di potere. Non si può sfruttare una simile situazione per continuare a combattere la sotterranea lotta tra politica e magistratura. Vergogna! Io non so se Eluana possa percepire qualcosa di ciò che la circonda o anche solo il dolore, non lo sa neppure la scienza perché troppo poco conosciamo del nostro universo interiore, ma credo che ognuno abbia diritto alla dignità, anche nel momento più estremo della propria parabola esistenziale. Sicuramente siamo di fronte ad una vacanza giuridica in materia di eutanasia, ma questa è una discussione che deve essere affrontata a prescindere dai singoli casi, lontano dal clamore delle cronache e soprattutto non sull'onda di emotività indotte. Un tema troppo complesso per essere affidato ad un decreto legge di un governicchio delle banane. La morte è una condizione di ignoto che qualcuno sostiene non è necessariamente coincidente con il termine dell'esistenza intesa come superamento del materialismo corporeo. In ogni caso, da laico, penso che la morte sia un ulteriore anello, quello estremo, della catena della vita. Ecco perché come ogni attività della vita anche questo ha necessità di essere regolamentato, ma sopratutto, come la vita, ne va difesa la dignità del suo compimento. Qual'è dunque il confine? Farmacologia e tecnologie mediche hanno concesso all'uomo la dilatazione temporale della propria parabola esistenziale, ma alcuni ritengono inaccettabile l'idea che le stesse tecniche possano essere impiegate per garantire una fine dignitosa e serena. A volte poi ci si spinge anche oltre, in quello che diventa vero accanimento terapeutico, allungando artificialmente la durata di una vita che presumibilmente resta solamente più biologica privata di ogni elemento che la renda biografica. Si travalica quindi il limite tra quella che è considerata la vita in senso generico (dagli esseri più elementari a quelli più complessi) e quella umana sorretta da un complesso di relazioni, esperienze, sentimenti, speranze, aspettative, progetti. La vita di ogni individuo è unica, al di là del suo valore intrinseco, perchè è il risultato di un processo indeterministico, quale somma di eventi e di relazioni. Una vita che potremmo definire personale. Quindi alla persona è affidata la chiave della propria esistenza compresa quella dell'ultimo suo istante terreno. Non parlo certo di suicidio. Parlo di rifiuto dell’accanimento terapeutico, da non confondersi con l'abbandono terapeutico, che al contrario è condizione frequente, ovvero  l'abbandono delle famiglie e dei loro malati terminali, lasciati senza assistenza e senza la possibilità di ricorrere ad interventi miranti all’eliminazione della sofferenza. Garantire una morte "umana" vuol dire accompagnare l'individuo verso il momento estremo senza che il dolore fisico e psichico diventi elemento predominante,  garantendo nel limite delle umane possibilità, la creazione di condizioni di relativa serenità, affinché l'inevitabile morire, pur nella sua drammaticità, ritrovi, cosa persa nella nostra società, la sua naturale collocazione nel cerchio della vita.
Ed ora spegnete i riflettori su Eluana.
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categoria:etica, politica, società
mercoledì, 04 febbraio 2009
Banche_faticaDecreto anticrisi - Articolo 32 - comma 7 - lettera a :  «il limite di importo di cui all'articolo 76, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e' ridotto a cinquemila euro». Nell'articolo di riferimento si dice:«Il concessionario può procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Tale limite può essere aggiornato con decreto del ministero delle Finanze»
In sintesi? 5000 euro di scoperto sul mutuo e... bye, bye casa!
Il Codacons denuncia questa grave modifica introdotta con il decreto anticrisi che porta da 8000 a 5000 euro la soglia di indebitamento sul mutuo oltre la quale scatta il pignoramento dell'immobile da parte della banca, con l'aggravante che che il provvedimento è valido anche nel caso in cui il debito sia inferiore al 5%. O la borsa o la vita, e pochi denari possono essere il prezzo di una vita di sacrifici. Saranno felici precari, cassintegrati, disoccupati e tutti coloro che, in tempi migliori, hanno deciso di affrontare uno degli impegni finanziari più onerosi per un lavoratore. Considerato da sempre una garanzia per il futuro, la casa è anche un elemento di tranquillità per ogni cittadino. La sua funzione, nella nostra cultura, travalica i confini della finanza per entrare nella sfera delle emotività. Allettati da tassi di mutuo assai vantaggiosi e da condizioni di pagamento che apparentemente ponevano chiunque, o quasi, nella condizione di diventare improvvisamente il proprietario della propria dimora, grande parte degli italiani si è lanciata fiduciosa nell'impresa. Pochi, tra i comuni mortali, tra quelli che l'economia la fanno e non ci giocano, potevano immaginare lo scenario di fronte al quale ci troviamo oggi. Inaspettatamente per molti, sempre i più deboli, sono mutate le condizioni ed onorare quel debito con la puntualità richiesta, quella negata alle loro entrate, diventa sempre più difficile. Il nostro governicchio, molto sensibile alle fasce sociali più esposte, interviene con forza. Guarda negli occhi il povero Passera in lacrime o Profumo che si dispera strappandosi i capelli e pensa che una simile ingiustizia non può essere tollerata nella repubblica delle banane. Del resto questi eroi della finanza italiana sono coloro che le banche le hanno già salvate più volte da pericolose speculazioni finanziarie, sempre scaricando sui correntisti le perdite di scellerate manovre. Come sempre sono loro i più esposti, quelli  che nel momento più difficile non possono essere abbandonati, quelli che pur sapendo non hanno saputo far di meglio che attendere speranzosi l'arrivo della scialuppa di salvataggio. Le banche hanno difficoltà a recuperare i crediti da questi quattro pezzenti  che hanno pure avuto l'ardire di cullare il sogno di una casa? Allora, con un bel decreto anticrisi, tutto si risolve. Del resto i milioni di reddito che i nostri prodi banchieri si garantiscono devono pur essere giustificati, e l'andamento di borsa dei loro titoli non li sta certo aiutando. Fedeli agli insegnamenti di Zio Paperone, i nostri taccagni si industriano a raccattare gli spiccioli in giro. A guardarli paiono dire - che volete farci: si fa di necessità virtù.
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categoria:politica, economia
martedì, 03 febbraio 2009
Ospite_inquietante"Ha deciso di saltare la scuola e di passare la giornata con altri tre ragazzi. Ma quella che poteva essere la più classica delle bigiate si è trasformata in un incubo per una ragazza di 14 anni di Trento. Dopo una mattinata passata a bere superalcolici fino all'ubriachezza, i tre maschi - tutti minorenni - l'hanno portata a casa di uno di loro e poi violentata."

"Perugia, allarme per un gruppo di sedicenni di buona famiglia. Si vendono ai giovani pusher nordafricani in cambio di hashish e coca"

"«Abbiamo riempito una bottiglia di benzina e abbiamo deciso di tornare indietro. Siamo entrati in due, la macchina aveva il motore acceso ». Lo spruzzo di vernice per accecare l'indiano, la benzina cosparsa addosso, la fiammella che si accende, i vestiti che prendono fuoco. Ammette il ragazzino, ma non mostra alcun segno di ravvedimento. Non sembra addirittura rendersi conto della gravità di quello che hanno fatto. «Volevamo vedere quanto durava, ma poi pensavamo di spegnerlo». Lo dice proprio così, come fosse un gioco."

Ecco alcuni stralci di articoli estratti dalla cronaca apparsa sui giornali degli ultimi giorni. Sono tutti accomunati dall'età dei protagonisti e dal loro profondo nichilismo.  Mi ha particolarmente colpito l'episodio di Nettuno nel quale non è possibile non trovare impressionanti analogie con quello di Rimini di cui avevamo parlato qui. Neppure quello era il primo caso, di follia omicida, dettata dalla noia. Un rito che si ripete con impressionante e sistematica ferocia, compiuto da ragazzi che si ciondolano per strade che paiono non saper offrire loro altro che folli stimoli omicida. Così il pensiero corre alla pazzia dei sassi lanciati dai cavalcavia delle autostrade italiane, scovando inquietanti attinenze.  Tutto questo mi ha riportato alla mente un interessantissimo libro di Umberto Galimberti - l'ospite inquietante - che indaga proprio sul rapporto tra giovani e nichilismo.  La tesi del filosofo è interessante perchè rapporta la caduta dei valori con l'avvento dell'era tecnologica: la tecnologia tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. La negazione di prospettive ed orizzonti disorienta i ragazzi secondo il principio , che ho trovato illuminante, che  “Dio è davvero morto”, sia nella versione laica che in quella illuminista. Unico polo attrattivo rimane il mercato,soggetto estremamente attento ai giovani, che appare come il Paese dei Balocchi  di collodiana memoria, un mercato che si prefigge, quale unico scopo, di creare dei consumatori funzionali ad un modello di società che promette di consumare le loro stesse vite,  incapace com'è di offrire prospettive future. Pare perso il ruolo  della Ragione quale regolatore dei rapporti tra gli uomini, ed al suo posto trovano spazio i fenomeni di devianza giovanile come quelli da cui siamo partiti, ma potremmo citare migliaia di casi che coinvolgono il bullismo, le violenze degli ultrà negli stadi, l'uso sistematico di  droghe, sino ai gesti più estremi di omicidio e di suicidio. Come uscirne? Sicuramente bisogna recuperare il senso dell'esistenza, ma non illudiamoci che i ragazzi possano farlo da soli. Bisognerebbe costruire intorno a loro un orizzonte di obiettivi, di speranze, di tensioni positive, ma in tutto questo non ci aiutano i messaggi che giungono d'ogni intorno. La nostra appare sempre più come una società votata all'inseguimento dell'inutile, dove il desiderio è direttamente proporzionale al grado di inutilità della cosa desiderata, che ha grandi difficoltà a fornire risposte esistenziali e troppo spesso cerca di sopperire a questa carenza "riempiendo" di ulteriori inutilità le vite dei giovani. E' come una grande coperta che tirata dalla parte del superfluo viene a mancare dalla parte dei valori profondi ed essenziali dell'esistenza. Individui troppo impegnati nella rincorsa del vacuo, dimentichi di volgere altrove la loro attenzione, di cercare e trovare risposte capaci di dissetare quell'anima che, affamata di sensazioni, spesso li spinge a compiere l'azione sbagliata. La famiglia e la scuola, le due formazioni che tradizionalmente dovrebbero aiutare i giovani nella loro ricerca, appaiono non meno in difficoltà, anch'esse impegnate nell'affannosa rincorsa di risposte che non riescono a trovare. E' necessario un rinnovamento etico che investa tutta la società dalla scuola, al lavoro, dalle famiglie alle istituzioni, dalla politica all'economia. Se ogni giorno ha diritto alla sua utopia questa è la mia per oggi, pur nella consapevolezza, che, stando così le cose, questa Italia non ce la farà.
postato da: SostienePereira alle ore 10:08 | Permalink | commenti (7)
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